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Gli artigiani degli sci fatti a mano

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Wwworkers è la community dei lavoratori della rete, dipendenti o imprenditori che operano con le nuove tecnologie e che si raccontano su wwworkers.it e su Metro.

BOLOGNA Hanno imparato quasi prima ad andare sugli sci che a stare in piedi. E poi quella passione per la montagna l’hanno trasformata in lavoro. E che lavoro. Oggi la loro impresa artigiana Carpani produce tavole d’eccellenza e le vende in ogni angolo del mondo. «Perfino in Giappone si montano i nostri sci, ma vendiamo al 70% all’estero, nei mercati della Svizzera, Spagna, Stati Uniti e ora nel mercato russo», racconta Matteo Brida, 37enne bolognese e per una vita a Porretta Terme, poi trasferitosi a Pianaccio, trentaquattro anime a novecento metri d’altezza. Matteo è in società con Filippo, 47enne di Vidiciatico, nel bolognese. Entrambi lavorano con i loro papà. «D’altronde sono stati i genitori a far nascere la passione per lo sci. Sfruttiamo il loro sapere. Uno faceva il fabbro, l’altro il metalmeccanico, sono essenziali per la nostra impresa».
Tutto è iniziato con Filippo, che nel 2007 faceva soltanto le piastre e poi ha deciso di dedicarsi a tutta la struttura dello sci. Poi nel 2014 è entrato anche Matteo nel progetto. «Ci siamo trasferiti a Lizzano in Belvedere, ora la nostra fabbrica è di 1000 metri con falegnameria per la fase produttiva, la stampa e la rifinitura, C’è poi il laboratorio per la manutenzione», dice Matteo.
Il segreto? Sta tutto nella personalizzazione. Perché in quattro realizzano cinquecento paia di sci all’anno, ognuno diverso dall’altro. «Seguiamo e aiutiamo il cliente, i nostri sci sono in legno intagliati e incisi a mano. Il legno per la costruzione è di frassino o faggio, per le finiture in ulivo e rovere. Poi usiamo parecchi legni colorati», precisa Matteo. I clienti contattano Matteo e Filippo anche online. «Ma la forza sta nella presenza fisica, la gioia più grande è vederli da noi quando ci vengono a trovare. La tecnologia ci sta dando una grossa mano con macchinari all'avanguardia nella rapidità grazie alle macchine a controllo numerico, ma lo zoccolo duro è nell'artigianalità, nell’ingegno, nella nostra arte».

GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti

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