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Camilla e Gaia, Genovese agli arresti domiciliari

Roma

“Il Genovese si era messo alla guida dell’autovettura nonostante avesse assunto bevande alcoliche e nonostante in passato gli fosse stata già ritirata la patente di guida per violazioni del codice della strada. Questo comportamento dimostra noncuranza, se non addirittura disprezzo verso i provvedimenti e i moniti dell’autorità amministrativa e di pubblica sicurezza ed è sintomo di una personalità incline alla violazione delle regole”. Lo scrive il gip di Roma, Bernadette Nicotra, nel provvedimento con il quale ha disposto gli arresti domiciliari a carico di Pietro Genovese, 20 anni, che nella notte tra sabato e domenica scorso ha investito e ucciso le sedicenni Gaia e Camilla in un tratto di Corso Francia. Per questo, secondo il giudice, per Genovese “sussiste l’esigenza cautelare per il concreto pericolo di reiterazione della condotta criminosa”. Per il gip, “la personalità dell’indagato lascia ragionevolmente presumere che il medesimo non si scoraggi dall’usare comunque l’automobile per il solo fatto dell’avere avuta ritirata la patente di guida. Sicché allo stato al fine di neutralizzare il pericolo concreto ed attuale di reiterazione di condotte analoghe appare necessario limitare la libertà di movimento di Genovese, il quale sebbene incensurato e di età giovane potrebbe mettersi alla guida di autovetture di amici o conoscenti anche senza patente e porre in essere condotte gravemente colpose in violazione delle norme della circolazione stradale compromettendo così la propria e l’altrui incolumità”.

Droga. "Pietro Genovese aveva tracce di droghe nel sangue che però non dimostrano che il giovane fosse alla guida sotto effetto di quelle sostanze". Per questo il gip della Capitale ha escluso l'aggravante dell'alterazione psicofisica dovuta all'uso di sostanze stupefacenti. Come scrive nell'ordinanza di custodia cautelare con cui ha disposto gli arresti domiciliari, per il gip Bernadette Nicotra "le sostanze stupefacenti riscontrate (attraverso le analisi di laboratorio effettuate dopo l'incidente, ndr) sebbene presenti ben potevano essere state assunte dal Genovese in epoca precedente".

Rosso. Gaia e Camilla hanno attraversato la strada col semaforo rosso, tenendo una "condotta vietata, incautamente spericolata, così concorrendo alla causazione del sinistro mortale". A scriverlo è il gip di Roma, Bernadette Nicotra. "Nella ricostruzione di un incidente stradale, nella sua dinamica e nella sua eziologia, il giudice di merito deve necessariamente tenere conto delle condotte dei singoli utenti della strada coinvolti - si legge nell'ordinanza - per accertarne le responsabilità, determinare l'efficienza causale di ciascuna eventuale colpa concorrente". "Alla luce di quanto accertato in questa prima fase - scrive ancora il giudice - le due ragazze, in ora notturna, in zona scarsamente illuminata e con pioggia in atto" stavano "attraversando la carreggiata, scavalcando il guard rail, nel momento in cui il semaforo era fermo sulla luce rossa per i pedoni". 

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