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La nocciolona siderale e Pocahontas

Maurizio Zuccari

C’era una nocciolona che vagava nello spazio siderale ai margini del sistema solare. Non dava fastidio a nessuno, e nessuno l’infastidiva. 
Neanche aveva un nome, finché la sonda New Horizons della Nasa l’avvicinò e gli scienziati decisero di fotografarla, dargli un bel nome. 
Quell’asteroide binario era l’oggetto più lontano dalla Terra mai sfiorato, un’ultima Thule dello spazio a cui tale nome, evocativo e di prestigio, calzava a pennello. Come la mitica isola del Nord narrata dai viaggiatori greci e nota ai Romani, a nord della Britannia. Come l’ultimo album di Francesco Guccini. Come la Thule cara ai nazisti che nella leggendaria Iperborea vedevano la culla della primigenia e superiore razza ariana. Tant’è bastato perché la nocciolona vagante fosse ribattezzata con buona pace di Pitea e Tolomeo, Tacito e Virgilio. 
Arrokoth 486958, è il nuovo nome dato all’asteroide di ghiaccio per renderlo più consono ai malatempora correnti. La parola, ripescata dall’antico linguaggio dei Powhatan, significa cielo e non si presta a dubbie o nostalgiche provocazioni, ma rievoca qualcosa di peggio. 
I Powhatan erano una tribù di pellirosse che sulle rive dell’omonimo fiume capeggiava una confederazione d’etnia algonchina, vasta quasi quanto la Virginia. Sono quegli indiani disegnati nei fumetti western con la cresta di gallo. Celebri ai più per aver dato i natali a Pocahontas, a cui s’è ispirato l’omonimo film Disney, figlia d’un capo locale e morta di malasorte in Gran Bretagna, dopo essersi data in sposa a uno dei conquistatori. 
La potente confederazione algonchina venne spazzata via dai coloni inglesi nel corso di tre guerre, nel ‘600. Uno sterminio come tanti nel nuovo mondo, ai danni dei nativi americani, ma assai più reale della fantomatica Thule nazista. Eccoli i guasti del politicamente corretto. Cerchi di non pestare una merda e caschi dentro un letamaio.

MAURIZIO ZUCCARI

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