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Ex Ilva, stop altoforno 2 cigs per 3.500 operai

Ilva

ROMA Arcelor Mittal ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori. La notizia ha reso incandescente il clima intorno all’ex Ilva di Taranto: «È una sciagura economica e sociale, che prefigura l’intenzione dell’azienda di chiudere lo stabilimento». Il ricorso alla cassa straordinaria viene motivato con la prossima fermata dell’altoforno 2, uno dei tre operativi nello stabilimento, dopo che il giudice Francesco Maccagnano ha rigettato la richiesta con cui Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, chiedeva più tempo - rispetto alla scadenza di domani - per effettuare gli ulteriori lavori di messa in sicurezza. Dunque è atteso ad ore l’ordine del pm che ripristinerà il sequestro e chiederà al custode giudiziario di dare corso allo spegnimento.

Il rischio degli esuberi

I sindacati hanno reagito duramente e già da oggi, in occasione dell’incontro al Mise, chiederanno di fare chiarezza «su una procedura che di fatto sostituirebbe l’attuale cassa integrazione per crisi congiunturale con la cassa integrazione straordinaria, facendolo diventare un problema di carattere strutturale e rischiando di configurare degli esuberi». Una settimana fa ArcelorMittal aveva presentato un piano che prevedeva 4.700 esuberi entro il 2023, di cui 2.900 in una prima fase. Piano respinto sia dai sindacati che dal Governo, che aveva messo in campo l’ipotesi di una partecipazione pubblica.

Malumori nel M5S

Intanto la risoluzione di maggioranza sul meccanismo europeo di stabilità ha superato indenne il passaggio in Parlamento, con malumori nel M5S. Alla Camera ci sono stati 291sì e 222 no. Tra i Cinque Stelle non hanno partecipato al voto i deputati Forciniti e Vallascas. Al Senato la risoluzione di maggioranza ha ottenuto 164 sì, 122 no e 2 astenuti. Tre senatori del M5S - Grassi, Urraro e Lucidi - si sono espressi per il no, prefigurando un’uscita dal movimento. Ha votato no anche Paragone, ma precisando che il suo non è stato «prodromico al cambio di gruppo». «La revisione del Mes non apporta modifiche sostanziali al trattato esistente - ha ribadito il premier Conte - e non introduce alcun automatismo nella ristrutturazione del debito».

Bonus latte artificiale

Per quanto riguarda infine la manovra, un emendamento approvato dalla commissione Bilancio del Senato ha previsto un bonus per l’acquisto del latte artificiale (fino a 400 euro all’anno e sino al sesto mese di vita del neonato) per le mamme che non possono allattare.

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