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«Sono stato sedotto da un’indagine letteraria»

Cinema/Il mistero di Henri Pick

ROMA Oggi, nell'era in cui tutti scrivono libri e trovano sempre (anche pagando) editori da cui farsi pubblicare, può farci sorridere l'idea di una biblioteca di tutti i libri rifiutati. 
Idea bellissima e punto di partenza per “Il mistero di Henri Pick” di Remi Besanson, un’indagine su libri e scrittori, misteri e  false attribuzioni.

Sarà nelle sale dal 19, tratto  dalle pagine del best seller di Davis Foenkinos con Fabrice Luchini a investigare su un capolavoro assoluto trovato nella biblioteca dei libri rifiutati e scritto nientemeno che da un pizzaiolo. O, almeno, così sembra.  Ma lui non ci crede. Di certo il libro gli sconvolge la vita. 

Luchini, lei si è mai imbattuto in un libro che gli ha cambiato la vita?  
«È successo. Avevo 17 anni. Sono uscito dalla lettura di “Viaggio al termine della notte” di Celine, con una visione favolosamente pessimistica del mondo. È impossibile spiegare il genio di questo autore, la sua capacità unica di creare l'emozione della lingua parlata senza luoghi comuni». 

Cosa l'ha attirata in questa storia di un pizzaiolo  che dovrebbe aver scritto il capolavoro del secolo? 
«Il concetto di indagine letteraria mi ha sedotto. La suspense non è utilizzata a fini polizieschi, ma è un pretesto per divertire, in maniera elegante e raffinata.  Il film farà ridere. C'è umorismo, vivacità ed era da tanto che non ero così felice su un set. Spero che il pubblico lo percepisca».

SILVIA DI PAOLA

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