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Federico Moccia: «Ora do spazio ai lettori»

Libri/La Ragazza di Roma Nord

ROMA «L’idea è stata quella di inserire delle “finestre” in cui dare voce a coloro che, durante le presentazioni dei miei libri, mi dicono di aver scritto racconti o poesie. Li ho fatte interagire con il protagonista e ne è venuto fuori qualcosa di nuovo».

Così Federico Moccia ha spiegato l’esperimento narrativo con il quale ha coinvolto alcuni lettori nella stesura del suo ultimo romanzo, “La ragazza di Roma Nord”, in uscita domani per SEM Libri.

C’è una caratteristica comune nelle persone che sono state scelte? 
«La capacità di emozionare attraverso le parole. Per il resto sono molto diversi tra loro».

Libri e social: per molti sono agli antipodi, per Moccia? 
«
Io penso invece che siano molto vicini, come ho cercato di dimostrare anche con questa mia storia. Li vedo entrambi come strumenti per raccontare, fare comunicazione. Anzi, per connettersi».

Lei è sempre stato un attento interprete delle passioni giovanili. Cosa direbbe a quelli che, sempre più spesso, dipingono le nuove generazioni come “vuoti a perdere”? 
«
Che forse si sforzano troppo poco di entrare nel mondo dei giovani di oggi e, quindi, non sanno percepirne il “pieno”, che è fatto di ansie, sogni, angosce troppo facili da ignorare quando si è cresciuti. Bisognerebbe che ci si sforzasse molto di più ad ascoltarli, invece di star lì a dare delle etichette».

Tornando al romanzo: chi è Simone, il protagonista? 
«
È un ventenne pieno di ironia, anche amara, che usa per aggirare gli aspetti più complicati della vita e continuare a credere nei suoi sogni. Ha una filosofia esistenziale tutta sua, bellissima. Se avessi la sua età, vorrei essere proprio come lui o, perlomeno, essere uno dei suoi amici».

Le trame dei suoi libri hanno sempre delle trame molto avvolgenti, “cinematografiche”. Si tratta di una scelta ben precisa già quando le immagina? 
«
Direi di sì, perché io voglio che le scene che descrivo abbiano subito una chiave visiva ed emozionale chiara. Voglio che il lettore possa procedere serenamente nella lettura senza aver bisogno ogni tot di tornare indietro a rileggere per non lasciarsi sfuggire qualche dettaglio o qualche collegamento. Adoro la semplicità, la trovo una cosa molto difficile da ottenere ma per me costituisce sempre l’obiettivo principale da centrare quando scrivo».

Chi sono, se ci sono, gli autori che l’hanno influenzata di più nel corso della sua carriera? 
«
Due che, apparentemente, sono agli opposti: Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway. Il loro modo di interpretare la vita e di concepire il mestiere dello scrivere hanno sempre rappresentato una guida imprescindibile quando mi sono messo al lavoro per un libro».

DOMENICO PARIS

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