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«Nello spettacolo c'è sempre Anna»

Roma/teatro

ROMA Con il compagno di sempre Massimo Lopez, Tullio Solenghi è il protagonista-mattatore di uno show che, dopo il successo travolgente delle ultime due stagioni, torna all’Olimpico dal 4 all’8. Ne abbiamo parlato un po’ alla vigilia del nuovo debutto.

Quando lei e Lopez siete tornati insieme si aspettava un successo simile? 
«
Onestamente no, quest’anno arriveremo a sfondare quota 320 repliche, la maggior parte andate sold out. Sono numeri da Londra o da New York».

Rispetto alle due stagioni precedenti dobbiamo aspettarci qualcosa di nuovo? 
«
Sì, questo show è un eterno work in progress. Esempio: all’inizio durava un’ora e quarantacinque minuti, adesso supera le due ore. E bisogna tener presente che ogni sera gli input del pubblico possono trasformarlo in qualcosa di diverso».

Nella perfetta “chimica” teatrale e televisiva del vostro duo, quanto è naturale simbiosi e quanto al mestiere? 
«
Direi 50 e 50. Il talento deve essere la base, chiaramente, ma dietro c’è sempre tanto lavoro, anche dopo tutti questi anni. E poi è fondamentale avere degli obiettivi e delle aspettative comuni. E anche essere amici come lo siamo io e Massimo».

Nello spettacolo c’è un commosso ricordo della vostra ex partner Anna Marchesini. Come riuscite a gestirlo in scena a livello emotivo? 
«
Con l’idea che in quel momento lei sia ancora lì con noi. Anna era la quintessenza della vitalità e del divertimento ed è questa la consapevolezza che ci guida e ci spinge a renderle omaggio senza retorica e senza sprofondare nella tristezza».

Ci racconta come funzionano i brainstorming che portano alla creazione dei vostri irresistibili sketch?
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Come ai tempi del trio con Anna, partiamo da quella che definiamo una fase di “cazzeggio libero”, durante la quale lasciamo vagare la nostra immaginazione alla ricerca di spunti sviluppabili. Poi li vagliamo insieme e devono necessariamente andar bene a tutti e due per continuare a lavorarli. Quando poi l’abbozzo dello sketch ci sembra avere tutti gli elementi sufficienti, si passa alla sua fase di messa su carta. C’è sempre bisogno, a teatro ma anche in televisione, di avere una partitura sulla quale muoversi».

L’aver fatto poco cinema per un attore/autore come lei è stata più una scelta o più una conseguenza? 
«
Una conseguenza, senza dubbio. Non sono, non siamo (e ci metto dentro anche Anna) mai riusciti davvero a capire perché i produttori cinematografici non ci abbiamo mai seriamente cercato. Si sopravvive bene anche senza, comunque».

Qual è il personaggio al quale è più affezionato?
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Quello di Renzo Tramaglino nei nostri Promessi Sposi. Non solo perché è il mio più famoso, ma anche perché aveva una carica dirompente, di grande novità quando uscì».

La comicità del Trio ha fatto la storia dello spettacolo ma anche del costume italiano. Pensa ci siano o ci siano stati percorsi simili al vostro e che abbiano ottenuti risultati simili? 
«
No, e lo dico senza presunzione. In Italia siamo stati unici come formula di trio, perché contrariamente ad altri (penso ad Aldo, Giovanni e Giacomo o alla Smorfia) noi non siamo mai stati legati a personaggi fissi, abbiamo sempre fatto un umorismo di circostanza, in cui la novità, a teatro o in televisione, è stato l’elemento fondante. Noi siamo sempre stati non un trio, ma una piccola compagnia teatrale. Forse i Gobbi avevano un minimo una qualche somiglianza con il nostro modo di intendere il comico in modo così “multi-espressivo”».

Se le chiedessero di realizzare uno spettacolo pensato appositamente per il web, accetterebbe? 
«
La rete sarebbe una sfida al di fuori delle mie possibilità. Io ho sempre lavorato in un certo tipo di contesto. Oggi i tempi di recitazione e di spettacolo sono cambiati, sono molto più veloci, non sono adatti ai nostri mezzi espressivi, verrebbe fuori un qualcosa di superato, di non adatto ai canoni della comicità moderna».

 

DOMENICO PARIS

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