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“Lontano, lontano” film sull’istinto buono che è in noi

Lontano lontano Di Gregorio Fantastichini Colangelo

CINEMA Partire o restare. Partire dopo una vita passata a star fermi, ancorati alla propria città, al proprio quartiere, al minuscolo mondo di abitudini o partire per scappare dalla vita preconfezionata dei pensionati dell’Italietta in crisi. Se lo domandaGianni Di Gregorio che col suo terzo film, “Lontano lontano”, presentato al TorinoFilmFest, va oltre la narrazione della terza età, oltre  la sua Roma e spalma l’ironia sull’intreccio di umanità di tre uomini, Ennio Fantastichini al suo ultimo film prima della scomparsa, Giorgio Colangelo che vive con 400 euro di pensione, e lo stesso regista, il prof della situazione. Tre uomini che, come racconta Di Gregorio, «non si sono mai mossi da Roma e decidono di partire senza aver chiaro il perché. Penso che a qualsiasi età occorra rimettersi in viaggio, con curiosità, senza aver paura di cercare  di migliorare se stessi e la propria vita».

E pensare che inizialmente l’idea del film l’ha suggerita a Di Gregorio nientemeno che Matteo Garrone e che il film doveva essere la storia del pensionato povero che va a cercare altrove lidi migliori per godersi la sua minipensione. Ma  nelle sue mani il film è diventato «una storia su quello che io chiamo l’istinto buono  che abbiamo tutti. E, mentre scrivevo, la realtà delle cose, le tragedie in mare legate all’immigrazione sono entrate prepotentemente nella storia con un nuovo personaggio, il vero viaggiatore dei nostri tempi, un giovane africano arrivato in Italia con un gommone».

 

 

SILVIA DI PAOLA

 

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