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A "casa del diavolo" non andrà più nessuno

Maurizio Zuccari

È una storia infinita quella della casa natale di Hitler a Braunau. Meta prediletta dei nostalgici del nazismo che in mancanza di meglio si danno appuntamento nella cittadina sull’Inn, al confine con la Germania, a ogni genetliaco del führer. La ressa di teste rasate era tale che il governo austriaco aveva deciso di raderla al suolo, dopo averla pagata alla proprietaria, Gerlinde Pommer, oltre 800mila euro. Ma la Soprintendenza s’è messa di traverso: quel villino liberty in stile Biedermeier del 1826 è, dopotutto, tra i pochi edifici cittadini a non essere stati ridotti in macerie dai bombardieri alleati. Pensa che ti ripensa, al ministero dell’Interno di Vienna hanno trovato la soluzione perché a casa del diavolo non sfilino più i suoi fan. L’immobile diventerà un commissariato, “per sempre sottratto alla memoria del nazionalsocialismo”. Dopo essere stata una biblioteca, una banca, un istituto tecnico e un’associazione per disabili, la palazzina di tre piani al 15 del sobborgo salisburghese ospiterà dunque la gendarmeria. E poco importa che di quella casa, dove visse fino a tre anni, Adolf non conservò nessuna memoria. Uno dei memorabilia, ad esempio, che la casa d’aste Hermann Historica di Monaco ha messo all’asta, a novembre. Tra gli oggetti, il cappello a cilindro, battuto per 50mila euro. Un magnate elvetico-libanese s’è aggiudicato tutto per 600mila euro, donandolo a un’associazione di filantropia ebraica “per evitare che cadesse in mani sbagliate”. Rabbi Margolin, presidente dei rabbini europei, s’è detto commosso, dopo essersi infuriato per l’orrore d’una tale asta. La teiera di Hitler sarebbe potuta finire nelle mani della bundespolizei a Braunau.

MAURIZIO ZUCCARI

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