Meteo
 


Libri

Perché 50 anni dopo siamo ancora beatlesiani

ERNESTO ASSANTE

Cosa sarebbe stato il mondo senza Beatles? «Semplicemente non ci sarebbero stati gli Anni 60, non avremmo vissuto quella rivoluzione che i Beatles hanno contribuito a innescare». Parola di Ernesto Assante, giornalista e critico musicale, autore del libro “The Beatles 1962-1969. Da Liverpool ad Abbey Road” (White Star, p. 206, euro 29). Un testo che ripercorre la storia di una band eterna, nel 50esimo dal loro scioglimento, perché come diceva George Harrison «i Beatles esisteranno anche senza di noi».

Che influenza hanno avuto i Beatles sulla cultura giovanile?
«Enorme. Loro sono stati i primi a far ascoltare la stessa musica a tutti i ragazzi nel mondo che si sono riconosciuti nelle loro canzoni. Non era successo neanche con Elvis. Se i Beatles si facevano crescere i capelli o andavano in India i ragazzi di tutto il mondo li seguivano».

Ogni loro canzone è un capolavoro. Come si spiega?
«Certi brani dei primi anni hanno un’energia fortissima, “She love you” ha un testo semplicissimo. Eppure quando dicono ye ye ye una cosa che non ha nessun significato cambia il senso della canzone. Dal ‘65 in poi c’è un’evoluzione musicale pazzesca per cui Yesterday è completamente diversa da Tomorrow Never Knows».

Il segreto?
«È l’alchimia. Quattro amici poveri che venivano da una piccola città inglese che dimostrano che tutto è possibile: si possono scrivere canzoni fantastiche, crescere insieme e cambiare anche il mondo. Da singoli neanche loro hanno mai più scritto canzoni belle come quelle dei Beatles.  Non c’è mai più stato un gruppo così. I Pink Floyd, gli Who si odiavano, i Rolling Stones non sono mai stati così uniti».

Il dramma per i fans è stata la loro divisione nel 1969.  
«Sì però l’ultimo disco “Abbey Road”, che hanno fatto già divisi, è il più bello di tutti. Sono restati band fino in fondo».

Perché tutti cantano ancora i Beatles?
«Perché è terapeutico. Cantare o ascoltare “Here comes the sun” aiuta obiettivamente a migliorare una giornata no».

ANTONELLA FIORI

 

Libri