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La favola bella di Fahim da “sans-papiers” a campione

Qualcosa di meraviglioso Depardieu Martin Laval

CINEMA Era solo un ragazzino di 8 anni che il padre aveva portato via dalle violenze del Bangladesh e che aveva dovuto lasciare la madre e i fratelli, arrivando in una Francia di cui nulla sapeva. Un ragazzino senza permesso di soggiorno che per oltre tre anni ha vissuto col padre per strada. Era questo prima di diventare il campione francese nel gioco degli scacchi. A quel punto tutti i riflettori sono stati puntati su di lui e la vita di  Fahim Mohammad è cambiata di colpo. Era il 2012 e oggi Pierre-François Martin Laval racconta la sua storia in un film che sembra una favola, “Qualcosa di meraviglioso”, dal 5 dicembre in sala, con un Gerard Depardieu che entra perfettamente nei panni del vecchio giocatore di scacchi, geniale e stravagante, burbero e insopportabile ma, alla fine, col cuore tenero.

E, se per lui, si è  trattato di una favola da raccontare, per il regista è una fiaba ma dentro un dramma sociale: «La si può affrontare tanto dalla prospettiva di un bambino che riesce a sfuggire all’inferno, quanto da quella di un ragazzino costretto a una brutale separazione dalla madre. Nella vita, niente mi rivolta più delle ingiustizie commesse ai danni dei bambini. Dunque, era inevitabile che la storia di Fahim mi scombussolasse». E non è solo la storia di un ragazzino che ce l’ha fatta e ha salvato la sua famiglia ma anche la storia di tanti disperati che arrivano nelle nostre città, che magari vendono rose come faceva il padre di Fahim e che noi non degniamo neanche di uno sguardo.

 

 

SILVIA DI PAOLA

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