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«Al Collegio mi prendo la rivincita»

Il Collegio Maria Rosa Petolicchio

DOCU-REALITY Tra un record di ascolti e l’altro, “Il Collegio” cala il sipario stasera sulla sua IV edizione ambientata nei favolosi Anni ’80. Alle 21,20 su Rai 2, sesta e ultima puntata che si preannuncia ricca di emozioni, tra l’ansia da esami per i giovani studenti catapultati nel 1982 (fra i banchi di scuola del Convitto di Celana di Caprino Bergamasco) e la festa di fine anno a tema horror.
Con la prof di matematica, Maria Rosa Petolicchio, che si prenderà una piccola rivincita…
«Eh sì, dopo essere stata tanto provocata durante le mie lezioni mi sono presa la rivincita e, quando è toccato ai ragazzi salire in cattedra mi sono sbizarrita. Ho reso pan per focaccia: è venuto fuori lo scorpioncino che è in me... Prima degli esami mettiamo gli allievi in condizioni di fare una sorta di ripasso e sarà divertente vedere come hanno reagito alle mie provocazioni».

Si è vendicata?!
«Beh, siamo tutti sensibili da una parte all’altra della cattedra e con me i ragazzi si accaniscono più che con gli altri prof. Sono quella presa più di mira dalle scolaresche che si susseguono al Collegio. Così mi sono comportata male facendo un po’ di teatrino, quello stesso che loro mi propinano a ogni pie’ sospinto!».

Secondo lei, che insegna nelle scuole statali dal 2001, il docu-reality ha fatto davvero centro?
«L’esperimento sociale si proponeva di catturare adolescenti e pre-adolescenti ben lontani dalla tv e in questo Il Collegio è riuscito in pieno. Cresce di anno in anno: la formula piace al di là di ogni previsione e ha intercettato anche fascia di adulti che così possono stare con figli davanti alla tv e dialogare con loro che spesso sono chiusi nel loro mutismo. E ha pescato anche nella scuola primaria».

Perché i nativi digitali si divertono tanto a guardare coetanei catapultati in un’era senza cellulari, quando il primo Commodore 64 faceva la sua comparsa nelle case degli italiani col VHS?
«Forse proprio perché è un mondo tanto diverso dal loro: quelle cassette del mangianastri da riavvolgere sono una scoperta come tutte quelle cose in disuso appartenute ai genitori e spesso mai viste. Vedesse lo stupore! E poi i revival fanno vivere belle emozioni di un periodo ormai andato».

Cosa può insegnare un programma come “Il Collegio”?
«Spero che insegni ai nostri figli a non dimenticare mai che va preferito l’essere all’apparire e che non si vive di follower su Instagram. Vorrei che passasse il messaggio che i comportamenti maleducati reiterati non sono mai da emulare».

Cos’è cambiato nelle varie edizioni de Il Collegio?
«Andando avanti mi sembra si dia meno spazio alle lezioni e più ai comportamenti. Il docente del Collegio deve essere dotato di grande autoironia: le lezioni sono teatrini».

Lei cosa porta a casa dopo questa esperienza. E i ragazzi?
«Mi resta l’incontro con un mondo diverso dal mio. Ho fatto tre edizioni e vedere i reparti all’opera è fantastico: una grande famiglia che sta insieme per un mese. Ai ragazzi fa bene un’esperienza del genere: imparano in un mese a relazionarsi meglio e a superare certe situazioni. Non è solo un modo per apparire e agganciare follower: d’altronde è questo il mondo che gli abbiamo preparato. Ma comunque imparano a rapportarsi con altre situazioni».

La cosa più divertente che le è capitata?
«La cosa che mi ha divertito di più è stata la giornata in agriturismo. I ragazzi non sapevano della mia lezione di scienze, per arrivare ho fatto un percorso così in salita da brividi. Ero imperlata di sudore e alla fine della lezione ho dovuto anche riportare in Collegio due ragazzi che si erano comportati male. E la discesa era ripida come la salita! Avevo le scarpe col tacchetto: sono rimasta in bilico che non andavo né avanti né indietro e gli operatori addetti alle riprese non capivano. Che ridere! Per fortuna la scenetta non è finita in tv. Una comica!».

 

 

ORIETTA CICCHINELLI

 

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