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Le crisi e i soldi nostri a fondo sprecato

Maurizio Guandalini

I debiti si pagano. Basterebbe accompagnare, chi ha fatto i buchi, dalla filosofia dei dieci comandamenti. Ciò che è ordinato e ciò che è proibito. E non ammassarne oltre il dovuto perché qualcuno busserà alla porta a chiederne conto. C’è una polemica politica sul fondo salva stati dell’Unione europea. Gli arruffatori, i sobillatori del borsellino, sostengono che l’Italia si sarebbe svenduta a Bruxelles. In caso di scivolamento negli inferi finanziari, come fece la Grecia, prima di essere aiutata, a noi chiederebbero la ristrutturazione del mostruoso debito. Praticamente pretenderebbero garanzie sulla sostenibilità. Che ce la facciamo. E l’unico affidamento risiederebbe nei risparmi degli italiani. Si tratta di vedere le forme. Una patrimoniale secca è la più probabile. Non c’è niente di tutto questo, naturalmente. Non è stato firmato nulla, se ne riparlerà a dicembre e la Banca d’Italia comunque avverte di rimanere sul chi va là. Ma attenzione, non ci sarebbe nulla di così straordinario. Quando ci rechiamo in banca prima di accordarci un prestito ci chiedono garanzie. La capacità di restituirlo. E’ legittimo, pensando in grande, all’Italia, che a qualcuno vengano dei dubbi. 
A parte le cifre fantasmagoriche, volti l’angolo e quotidianamente sono maneggiate crisi industriali con soldi, degli italiani, buttati. Alitalia brucia 500 mila euro al giorno. E quando il pallottoliere si azzera ne arrivano altri a fondo sprecato. Fino a quando non riescono a risolvere la crisi. Che, paradigmaticamente, è il modello dei debiti che vanno pagati. Non c’è un investitore magico che fa lo spavaldo e  per amore di chissà che, ce li mette lui. A meno che non vi siano dei piaceri sospesi. Dei cambi merce. Fs che si occupa di treni sta alla finestra. Quelli di autostrade pure. Gli stranieri non sono fessi, aspettano sulla riva del fiume il cadavere bollito. Quizzone del baccalà. Quale maschera tragica firmerà il bonifico miliardario, di scivoli e prepensionamenti, per azzerare i 5mila benserviti?

MAURIZIO GUANDALINI

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