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Pesca sostenibile, in Cilento “Passaporto Blu”

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Identità culturale e biodiversità. Sono questi i due punti chiave alla base della certificazione di qualità del “Passaporto Blu” del pescato sostenibile cilentano, uno strumento per rendere “identificabile”, conosciuta e riconosciuta, una così forte “identità”, tracciandola fino alle nostre tavole. Uno strumento di salvaguardia ambientale, presentato oggi a Montecitorio, nel corso dell’iniziativa dal titolo “La Dieta Mediterranea: il pescato del Cilento”, portata avanti dal FLAG Cilento Mare Blu, insieme con Fareambiente, in una conferenza stampa a cui hanno preso parte parlamentari, rappresentanti del territorio e operatori del settore.

Il Passaporto blu. Aderendo al “Passaporto Blu” del Pescato Sostenibile del Cilento, l'attività dichiara e certifica che: la propria ditta produce o acquista o commercializza o trasforma  il prodotto  ittico  di cattura proveniente direttamente dai pescatori locali del territorio del FLAG Cilento Mare Blu a loro volta inseriti nell’elenco del Passaporto Blu; di impegnarsi a rispettare le disposizioni dello specifico regolamento del Flag Cilento Mare Blu, il disciplinare di produzione e le indicazioni contenute nella scheda descrittiva del prodotto, approvati dal FLAG Cilento Mare Blu; che nella produzione, trasformazione, preparazione, commercializzazione ed etichettatura del prodotto sono rispettate tutte le norme vigenti; che non sono impiegati prodotti derivanti da catture illegali, prodotti di pesce importato da paesi terzi o da aree fuori la competenza del Flag Cilento Blu, che nella trasformazione preparazione degli stessi non vi sono contaminazioni con  transgenici, ovvero contenenti organismi geneticamente modificati (O.G.M.); di accettare i controlli che potranno essere disposti alla sua azienda dalla commissione di monitoraggio del Passaporto Blu del FLAG Cilento Mare Blu, in ordine alle corrette modalità di conservazione e preparazione del prodotto.

Flag Cilento Mare Blu. “Per la costa cilentana, la pesca ha sempre rappresentato un importante fattore di identità e ancora oggi cerca di esser identificata come biodiversità”, spiega l’ing. Mauro Inverso (presidente FLAG Cilento Mare Blu). “Identitàculturale e biodiversità, dunque, gli elementi chiave che ci hanno spinto a progettare il Passaporto Blu, e intervenire quindi per far sì che la pesca artigianale possa continuare a competere con la pesca industriale, che nulla ha a che vedere con la qualità. Bisogna infatti contrastare il mercato globalizzato – sottolinea -, attraverso il mercato della pesca artigianale, che si caratterizza per qualità e salvaguardia dell’ambiente marino, in un’area che, ricordiamolo, è patrimonio Unesco”. “Purtroppo dobbiamo fare i contri con l’esiguità dei pescatori – evidenzia ancora Inverso -, ma il nostro obiettivo è quello di puntare sempre ad accrescere il potenziale umano e della qualità del pescato, in un’area dove si sviluppa al meglio la dieta mediterranea. Un fattore positivo non solo alimentare, che si evidenzia anche nello stile di vita, nel viver bene in tutti i sensi, nel rispetto dell’ambiente. Ecco, questa è la nostra mission”.

Fareambiente. “Il mare cilentano offre, ancora oggi, un pescato caratterizzato da una forte ‘identità’ che merita di essere ‘identificata’ e distinta rispetto ad altre forme di pescato, un vero e proprio ‘mare di biodiversità’ che rappresenta un patrimonio di valori incommensurabili in termini si unicità, di qualità e di sostenibilità”. Così il presidente di Fareambiente, Vincenzo Pepe. “Quando ci troviamo al banco della pescheria o al ristorante –continua Pepe - ci preme informarci se il pesce che ci viene proposto sia stato pescato o allevato. Ma questo non è sufficiente a fornirci indicazioni sulla qualità di quel prodotto ed in particolar modo sulla sostenibilità delle pratiche di pesca esercitate. Gli esperti pescatori cilentani con particolari reti tradizionali effettuano una pesca a strascico poco invasiva perchénon raschiano i fondali”.

GIORGIA BONDANINI

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