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La lezione di mio nonno Leonardo Sciascia

Vito Catalano

Vito Catalano esce con il suo nuovo romanzo (“La notte della colpa”, ed. Lisciani) proprio nei giorni in cui ricorre il trentennale della morte (20 novembre 1989)  del nonno Leonardo Sciascia, gigante della letteratura.

Ha mai immaginato cosa le avrebbe potuto dire suo nonno sul suo lavoro di narratore?
«Non me lo chiedo. Grazie a lui sono cresciuto in un mondo di libri e mi ha portato a scriverne qualcuno».

Per la prima volta racconta una storia contemporanea.
«Volevo percorrere almeno una volta una strada nuova. Ma tornerò agli scenari storici che mi affascinano di più».

Sciascia si è impegnato anche nei romanzi a denunciare la mafia, nella sua narrativa ci sono rimandi a questo?
«No, c'è però un tema sciasciano: il tema del potere. Il potere che schiaccia gli uomini, che colpisce i più deboli, che ferisce la ragione».

Leggendo di lui, le capita di provare più orgoglio o più fastidio?
«Mio nonno è un autore certamente molto nominato da altri scrittori o da uomini politici. Con Sciascia continuiamo a confrontarci, a fare i conti. Certo, non poche volte coloro che ne fanno il nome dovrebbero farsi l'esame di coscienza. Se il suo pensiero viene distorto e le sue parole modificate, mi irrito, ma so che dopotutto non è insolito che succeda con figure e opere importanti».

Quale lezione ci ha lasciato letterariamente?
«Con uno stile essenziale e coinvolgente, ha toccato i temi della giustizia, della dignità dell'uomo, del potere ottuso e violento. Il nucleo di ogni libro è morale».

E dal punto di vista civile?
«Indro Montanelli lo scrisse all'indomani della sua morte: la libertà e il coraggio della solitudine».

GIORGIO NATOLI

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