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Reddito di cittadinanza alle famiglie dei mafiosi

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La moglie percepiva il reddito di cittadinanza, 900 euro al mese, ma a uno dei nove fermati del blitz antimafia della Squadra mobile di Palermo gli agenti hanno sequestrato una villa e alcuni veicoli per un valore di circa 300 mila euro. Dentro la casa, per cui non aveva badato a spese e protetta da occhi indiscreti da un cancello monumentale con tanto di iniziali, gli agenti hanno trovato una cucina con un tavolo per decine di ospiti, un’enorme piscina contornata di sculture e una scalinata al culmine della quale si ergevano le statue di due leoni.
Le indagini che hanno assestato un duro colpo al mandamento di Brancaccio e fatto emergere il nuovo business di Cosa nostra: le lucrose truffe assicurative messe a segno con l’impiego degli spaccaossa. Uomini spregiudicati pronti a reclutare persone bisognose e ai margini della società disposte a farsi fratturare le ossa per incassare poche centinaia di euro a fronte di risarcimenti che arrivano anche a 100 mila euro e che finivano nella casse di Cosa nostra. È la prima volta che si registra il coinvolgimento diretto della mafia nelle truffe. Inoltre dalle indagini emerge che l’introito quotidiano, proveniente dallo spaccio di cocaina, crac ma anche hashish, nella sola piazza dello Sperone, si aggira sui cinquemila euro.
Ai soldi che arrivavano dal traffico di stupefacenti e dalle truffe, però, cinque degli indagati sommavano anche il reddito di cittadinanza. Dalle indagini, infatti, è emerso che due mogli avrebbero percepito il sostegno. Denaro che sarebbe arrivato mensilmente anche nei nuclei familiari di altri tre fermati.

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