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«Filippo, un bandito anche un po’ filosofo»

Renato Rizzi/La prima volta

LIBRI Ha iniziato con Berto, un cialtrone - come recita lo stesso titolo. Ha proseguito con Golia, un quarantenne che voleva creare un “Think Tank”. Adesso, Renato Rizzi, medico, psicologo e oncologo, presenta Filippo, il protagonista del suo ultimo romanzo “La prima volta” che sarà presentato a Milano l’11 novembre alla Fondazione Mudima (ore 18,30) e il 15 per Bookcity nel carcere di San Vittore.

Dottor Rizzi, chi è Filippo?
«È un bandito qualunque che dipende dal furto. A lui non interessano i soldi né la bella vita. Il furto è la sua droga. Ad un certo punto si autoreclude in una clinica per sfuggirgli, ma non gli basta. E ricomincia con la sua vita di solitudine non colmata neanche da un matrimonio tra due persone sole e disperate. Alla fine dice basta e si costituisce».

Una storia molto diversa dai suoi romanzi precedenti. Come è nata?
«Berto era gioioso, Golia psicopatico. Filippo è diverso perché lo spunto è arrivato da una storia vera che ho vissuto».

Ce la racconta? 
«Sono consulente medico al Sert del carcere di Bollate e ho incontrato una persona che per oltre 40 minuti non ha fatto altro che piangere a dirotto. Non parlava, non rispondeva alle mie domande, piangeva soltanto. Mi ha spiazzato. Poi gli ho chiesto se aveva mai avuto un cane. Lui è scoppiato a ridere, ha risposto di averlo avuto e di averlo chiamato Bandito. Da lì è partito il nostro rapporto».

Quanto c’è della storia di questa persona nel suo libro? 
« A parte il nome del cane che ho trovato geniale, molto poco. Questa persona mi ha fatto riflettere sulla relazione che c’è tra il gesto e l’azione e tra la colpa e la pena. Nel concetto cattolico basta il pensiero per peccare. Ma  per subire una pena ci deve essere l’azione. È su questo che si arrovella anche Filippo».

PATRIZIA PERTUSO

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