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Proietti: «Dò voce al cane ma adoro il mio merlo indiano»

Cinema/Attraverso i miei occhi

ROMA La vita di una famiglia come tante, carica di gioie e dolori, e un cane come tanti. Ma, stavolta, lo sguardo è il suo, la narrazione la sua e, infatti, questo vuol dirci il titolo del film tratto dalle pagine del best seller “L'arte di correre sotto la pioggia” scritto da Garth Stein.

Attraverso i miei occhi”, regia di Simon Curtis, da giovedì al cinema, è interpretato da Amanda Seyfried, Milo Ventimiglia  e dal cane che nella versione originale ha la voce di Kevin Costner e in quella italiana  di Gigi Proietti.

E, se la storia parte da una leggenda mongola per cui i cani si preparano nella loro vita a reincarnarsi come uomini nella vita successiva, Gigi Proietti, presentando il film, spiega che «questa storia è anche una grande metafora con al centro un cane che fa capire come sarebbero più facili e più belli i rapporti umani se fossero gli stessi che i cani hanno con i padroni, cioé basati sulla totale lealtà e sul volere il bene dell'altro. I cani ci insegnano questo».

Lei si sente saggio come il cane cui dà voce? 
«No, non mi sento mai un maestro di vita. Sino a qualche decennio fa era più facile dare indicazioni di comportamento, oggi è difficilissimo. Ne sento tante sui cani, non so cosa passa nella sua testa  ma a me piace pensare che un cane pensi davvero».

Nella realtà come si rapporta con gli animali? 
«Li amo molto, ho sempre avuto casa piena  e quello che amo di più è il merlo indiano perché parla».

SILVIA DI PAOLA

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