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Stadio della Roma trema la politica

Roma

ROMA Un’indagine parallela a quella sullo Stadio della Roma torna a far tremare la politica. Il tesoriere della Lega Giulio Centemero e l’ex tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, ora passato a Italia viva, rischiano infatti il processo per presunti finanziamenti illeciti. I magistrati di piazzale Clodio hanno chiuso l’indagine sui flussi di denaro partiti dal costruttore Luca Parnasi, già al centro del procedimento Stadio, e indirizzati alla politica: cuore del fascicolo 150 mila euro dati dall’imprenditore alla Fondazione Eyu, vicina al Pd, e 250 mila arrivati all’associazione Più Voci, che fa riferimento alla Lega.

Nel mirino i soldi arrivati alle due fondazioni e le presunte irregolarità nella loro gestione da parte degli allora responsabili dei due partiti di riferimento. Il denaro sarebbe stato erogato da Parnasi a Più Voci tra il 2015 e il 2016 e alla Fondazione Eyu nel marzo del 2018, e sono sette le persone indagate nel procedimento.

Centemero risponde di finanziamento illecito in concorso con Parnasi e Andrea Manzoni, revisore legale del gruppo Lega al Senato. Stesse accuse per Bonifazi e l’ex responsabile relazioni esterne della Fondazione Eyu, Domenico Petrolo, in concorso con Parnasi e il suo commercialista Gianluca Talone. Bonifazi e Petrolo rispondono anche di emissione di fattura per operazione inesistente.

Ai due episodi finiti nel fascicolo se ne aggiunge un terzo, che vede indagata per tentata concussione la funzionaria della Soprintendenza speciale ai beni archeologici di Roma Anna Buccellato, la quale avrebbe fatto pressioni per inserire un architetto di fiducia nella procedura relativa alla «verifica preventiva dell’interesse archeologico» sull’area di Tor di Valle, dove avrebbe dovuto esser realizzato il nuovo Stadio.

Processo su Tor di Valle
Ieri si è aperto il processo nato dall’inchiesta principale che vede 12 imputati: tra di loro Parnasi, Adriano Palozzi, ex vicepresidente del Consiglio regionele di Forza Italia, Michele Civita, ex assessore regionale del Pd, Davide Bordoni, consigliere capitolino in quota Forza Italia, e il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti. Rispondono, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere, corruzione, finanziamento illecito e induzione indebita a dare o promettere utilità. Il ministero dei Beni Culturali ieri ha fatto sapere che intende costituirsi parte civile al processo, dove ieri i pm hanno chiesto l’artchiviazione nei confronti di 20 indagati.

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