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'Ndrangheta nel torinese Raffica di arresti

TORINO

TORINO Due locali della ’ndrangheta, a Volpiano e a San Giusto Canavese, che gestivano il narcotraffico in collegamento con la Calabria e l’hinterland milanese, importando droga dalla Spagna e dal Sudamerica.

Ieri mattina 400 uomini del comando provinciale dei carabinieri con i colleghi della guardia di finanza hanno eseguito 71 misure cautelari, tra cui 57 arresti, 8 obblighi di firma, 4 ai domiciliari e due interdizioni dall’esercizio della professione, su ordinanza del gip Luca Fidelio, colpendo le famiglie Agresta, Catanzariti e Assisi.

La maxi-operazione denominata “Cerbero”, coordinata dalla Dda di Torino, conclude tre indagini parallele durate tre anni per ricostruire il traffico di stupefacenti a Torino e nel Canavese: uno dei filoni è legato alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, in carcere per omicidio. Agli arrestati sono contestati a vario titolo associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Nei guai anche un noto penalista torinese, scoperto dalle intercettazioni a svelare dettagli sulle indagini, e un commercialista di Settimo che, per l’accusa, spiegava come reinvestire il denaro. «Il concetto di una 'ndrangheta frammentata è superato - spiega il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho - C’è un asse che lega la ‘ndrangheta del Nord e del Centro con i luoghi di origine calabresi. Si muovono come una holding, che ha riferimenti in ogni luogo».

CRISTINA PALAZZO

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