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«La lotta di classe vissuta tra orrori e risate»

Cinema/Parasite

ROMA «I soldi sono un ferro da stiro, tolgono ogni grinza» e per questo è facile essere ricchi e gentili. Ma se sei povero è tutta un'altra storia. Parole di Bong John-ho, il regista coreano che torna al cinema  con “Parasite”, Palma d'Oro allo scorso festival di Cannes e irresistibile tragicommedia sullo scontro di classe mostrato verticalmente, tra sontuose ville che corrono verso il cielo e fetidi seminterrati in cui si agita una famiglia di poveracci che porta avanti, tra trovate geniali e passi rocamboleschi, la propria lotta per la sopravvivenza.

«Direi che il film è carico di elementi di intrattenimento, ma nel contempo, di note cupe che mostrano il tremendo divario tra i ricchi e i poveri nel capitalismo, cosa che potrebbe mettere a disagio il pubblico. Finora il film è andato molto bene», dichiara il regista che spiega di non aver lavorato sul mix ma che «quando si racconta la vita vera un mix di comico e tragico è inevitabile, arriva anche inconsapevolmente perché la vita è fatta di continui,  frequenti e rapidi passaggi tra gioie e terrore, dolore e serenità.  Quando scrivo, non cerco di fare un dosaggio di tutte queste cose. Poi, però, quando sono sul set mi accorgo che inevitabilmente questo misto di elementi contrastanti si crea, anche senza che io me ne accorga. A volte mi è capitato di arrivare a un passo dall'horror ma stavo solo raccontando la vita quotidiana di persone qualunque».

Ed è esattamente questo che è il film da giovedì in sala.

SILVIA DI PAOLA

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