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«Voglio raccontare la vita di un genitore single»

Cinema/Light of my Life

ROMA Un padre, una figlia e la lotta per la sopravvivenza in un mondo che muore. Ma prima di tutto una storia d'amore genitoriale: «Una storia tra l’uomo e la natura, una storia di formazione, un po' una fiaba». Così presenta “Light of my life” (dal 7 in sala) Casey Affleck che il film lo ha scritto, diretto, interpretato ed è venuto in Italia per presentarlo.

Da dove è partito? 
«Da una storia basica. Da una bambina di 11 anni che sta per diventare una giovane adulta e da un padre al centro di un evento catastrofico che fa precipitare la storia e che ha lo scopo di aumentare la posta in gioco di quel conflitto atavico e senza tempo tra genitore e figlio, in cui il genitore vorrebbe proteggere e insegnare al figlio ma il figlio vorrebbe difendersi e imparare da solo».

Quando ha pensato per la prima volta a questa storia? 
«Ho iniziato a scrivere questa storia un decennio fa. Poi con la nascita dei miei figli e l'esperienza dell’essere genitore, tutto è cambiato, anche la storia. E, dopo aver divorziato, la storia ha preso la sua forma definitiva.Vorrei sottolineare che, al di là della fantascienza del film, questo è un lavoro sull'essere un genitore single, in lutto per la perdita della famiglia».

Una storia molto personale? 
«Sì, come una di quelle storie della buona notte che raccontavo ai miei figli. Per renderle interessanti iniziavo con nuovi personaggi in  situazioni impossibili e cercavo un percorso credibile. “Light of my Life” è una storia del genere».

 

SILVIA DI PAOLA

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