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Agenti alle Vallette «torturavano i detenuti»

TORINO

TORINO «Dovrei ammazzarti e invece ti devo pure tutelare» ma anche «impiccati». Sono alcune delle frasi nel faldone dell’inchiesta che ha portato all’arresto di sei agenti di polizia penitenziaria accusati di aver insultato, denudato, malmenato con schiaffi e sputi, e perquisito senza motivo detenuti del braccio C delle Vallette. Si trovano ai domiciliari e le accuse vanno dalla tortura alle lesioni e all’abuso di autorità. Altri sei sono indagati.  L’indagine è nata da una segnalazione del Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Torino, Monica Gallo: il 3 dicembre 2018 ha formalizzato un esposto che è stato preso in carico dal procuratore reggente Paolo Borgna e sono partiti gli accertamenti del nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria. Gli episodi, secondo quanto ricostruito dalla Procura, nell’indagine coordinata dai pm Enrica Gabetta e Francesco Pelosi, vanno dall’aprile 2017 al novembre scorso. In un caso un recluso sarebbe stato costretto a dormire sul metallo o a spogliarsi, con faccia al muro. «Spudorato menefreghismo e senso di superiorità verso le regole del loro pubblico ufficio», scrive il gip Sara Perlo parlando dei comportamenti. Insorgono i sindacati della polizia penitenziaria: l'invito come scrive il Sappe, è a «non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari». Per Leo Beneduci, dell’Osapp,la vicenda «rende indispensabile l'avvicendamento urgentissimo dell'attuale capo del dipartimento amministrazione penitenziaria e che il ministro della Giustizia assuma in prima persona l'onere di una riorganizzazione integrale».

CRISTINA PALAZZO

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