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Quell'ansia del nonno per le parole ai nipotini

Maurizio Baruffaldi

Lo trovo in sala, seduto davanti alla radio accesa. La tavola già apparecchiata per due, pronta per mezzogiorno. Le pastigliette dietro il bicchiere. Sono le dieci di mattina, Radio Zeta viaggia a un volume deciso. Mi dedica uno sguardo di qualche secondo, prima di riabbassarlo sulle mani che tiene aggrappate tra loro e appoggiate sopra le ginocchia. Allora vado a baciarlo, e lui resta com’è, la testa ferma, a ricevere. Sento prima gli zigomi, poi la pelle della guancia, sempre fresca, ma implosa. Ha i capelli bianchissimi, vaporosi e radi e la barba fatta, che gli lascia qualche chiazza rossa sotto il mento. Mi spiega che stamattina ha fatto il bagno e tutto il resto. - Da solo? - gli chiedo. - No. Mi fa male il ginocchio. Mi ha aiutato tua madre. - Tua madre. La chiama sempre così. Con dentro una briciola di rancore. E allora mi siedo e mi metto in ascolto, suo personalissimo analista. E il silenzio accumulato comincia a gocciolare. Mercoledì ha ricevuto gli auguri dei nipoti, e adesso è preoccupato per Natale. Perché non riesce più “a fare i bigliettini”. Un rito scritto che si ripete ogni anno. Il suo certificato d'amore. 
- Non ci credo. Uno come te! 
Scuote la testa. È il suo gesto. Il rammarico, perché chi ha di fronte non capisce, non può capire come si sente, quello che sente, lui, dentro. 
- La mia testa non ce la fa più, Maurizio. Quando mi metto lì, davanti al foglio per scrivere, basta, niente! È come se il cervello fosse... dentro l’aria! - Ho capito, papà. Un palloncino sfuggito alle mani di un bimbo. Ma non glielo dico. - Allora facciamo che al posto di scrivere lo dici, quello che ti viene, a tavola, quando ti va... - Annuisce. La sua posizione è quella di partenza, statua vivente. La testa però si concede un leggero dondolio, un movimento che fa quando culla una riflessione vagamente ottimistica.
- Sì, magari così, nella situazione, le cose mi vengono.
Le cose. Le parole sono cose, hai ragione papà. Mi sollevo vado a baciargli la fronte.

MAURIZIO BARUFFALDI

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