Spettacoli

«Maleficent è un elogio alla diversità e all’inclusione»

Michele Pfeiffer Anegelina Jolie

CINEMA Imparare dalla cattiveria. E dal fascino della cattiveria. A patto che alla fine la confezione sia quella di una favola. Con dentro tutto, inno alla tolleranza, difesa della diversità, riconoscimento di ogni maternità, rispetto per la natura, tutto quel che conta insomma perché mamma Disney ormai sa bene come raccontare le favole, scansando manicheismi e stereotipi. Come dice Angelina Jolie, splendida protagonista di Maleficent. Signora del male (dal 17 in sala) additata da sempre come la cattiva di turno che mostra un’altra faccia e cede il posto caldo della cattiveria a una Michele Pfeiffer che la esercita sontuosamente: «La scelta Disney di prendere la strega cattiva e farne una protagonista diversa da come abbiamo immaginato è coraggiosa. Ma il successo dei personaggi Disney sta anche nel fatto che i genitori stanno tranquilli che ai figli arriveranno solo messaggi positivi».

E le fa eco la Pfeiffer: «Credo sia molto importante  parlare del lato oscuro e del lato buono che ognuno di noi possiede». Così come parlare dell’importanza della tolleranza e della diversità di cui il film è bandiera? «Fondamentale in un momento di tanto odio in cui molti cercano di fermare la marea della diversità. Ma siamo più  forti quando ci supportiamo, nel nostro cuore sappiamo che siamo uguali e che dobbiamo vivere nella diversità», dice la Jolie che giura di «essere stata come la protagonista una donna che non si era mai pensata come madre sino al momento in cui lo è diventata».

 

 

SILVIA DI PAOLA

 

 

 

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