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La terra dei fuochi nei capannoni lombardi

Milano

La Lombardia nuova terra dei fuochi per  colpa della Cina. E della ‘ndrangheta. Succede  nel mondo globalizzato e lo si legge nelle carte dell’inchiesta della Dda di Milano che ha portato in carcere undici persone per traffico illecito dei rifiuti, e al sequestro di capannoni a Gessate, Cinisello Balsamo e Varedo.  Un’inchiesta nata dopo l’incendio in un capannone di Corteolona nel Pavese con fili che portano anche al rogo del deposito di via Chiasserini. A monte la decisione nel governo cinese nel 2017 di non importare più le ecoballe della Campania. Un blocco che ha aperto enormi prospettive di guadagno a imprenditori legati alle ‘ndrine disposti a smaltire quantità enormi di rifiuti, anche speciali, rimasti sul gobbo della municipalizzata campana Sap Na. Un giro di affari di 1,7 milioni di euro nel solo 2018.  A gestire il traffico una “zona grigia di imprenditori e professionisti conniventi”: «Dal proprietario della ex Snia di Varedo che sapeva che la sua area sarebbe stata affittata per smaltire illecitamente spazzatura, alla consulente ambientale iscritta all'Albo della Lombardia, che aiutava i criminali a smaltire illecitamente, in cambio di una rendita, che avrebbe garantito la sussistenza per se e per suo figlio nel caso in cui fosse andata in carcere». I metodi  quelli tradizionali di infiltrazione: citato il caso di una società di Como letteralmente occupata dalla cosca fino a costringere il proprietario a cederla. Nell’inchiesta anche un tentato sequestro di persona per accelerare un pagamento. I rifiuti seguivano due strade: una verso Nord, soprattutto in Lombardia in discariche abusive o capannoni dove poi venivano dati alle fiamme; l’altra, per i rifiuti più pericolosi, verso Lamezia Terme, dove è stata scoperta un enorme discarica vicino al mare.

PAOLA RIZZI

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