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Va bene il ticket, ma il patatrac è nelle liste

Maurizio Guandalini

Voci dal silenzio. Il reddito di cittadinanza al brigatista. Il Ministro della cartina del mondo al posto del crocefisso. Il vescovo che riscrive la ricetta dei tortellini con il pollo. Eppoi. Al tutti d’accordo per il voto ai sedicenni su impulso dello slogan “Ma se se scioje ‘l ghiaccio, come lo famo ‘il mojto?” e il  propagandistico taglio dei parlamentari senza uno straccio di legge elettorale.  I gargarismi delle pozzanghere.
Al ministro della Sanità, ma che c’azzecca i ticket in base al reddito? Qualcuno gli ricordi che le priorità di pazienti e ospedali, discostano leggermente da interventi che in pratica ci sono già. Ogni regione ha regole sue, e le file per il rinnovo dall’esenzione dei ticket tanti li fanno ogni anno, presentando la dichiarazione dei redditi, isee e autocertificazioni. Senza strabismo, chi ci rimette di più  sono le partite Iva, anche a cifre medio basse, che la sanità se la pagano comunque due volte. Con  imposte e tasse, ogni anno, e al momento delle visite. Sa Ministro Speranza dove è il patatrac? Nelle liste d’attesa. Che costringono i malati, senza distinzione, ricchi e poveri, a correre dal privato. Nei vari poliambulatori con lo stesso dottore in cinque o sei studi, strategicamente adiacenti all’ospedale pubblico dove opera. Ci vogliono medici di base che facciano i dottori di famiglia e non un mero sputa ricette a raffica  per lavarsi comodamente le mani da eventuali responsabilità. E visite perfino a casa, non per telefono. Si alleggerirebbe il pronto soccorso che è diventato l’ufficio delle cose perdute.
Abbiamo perso la bussola. Corriamo dietro a visioni fantasma, carte-carte-carte, convinti che serva a mettere ordine per sconfiggere. Disporre delle libertà. Le disposizioni governative, vi diamo soldi per fare figli. O altri soldi ai divanati mammoni per uscire di casa. O paranoie per far rientrare i cervelloni dall’estero. Non vi passa per la testa che di fare figli non interessa, che tra i genitori si sta bene e che un giovane può uscire dall’Italia per cavoli suoi?

MAURIZIO GUANDALINI

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