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Sala commise un reato “ma per il bene di Expo”

Milano

TRIBUNALE Il tribunale di Milano, nelle motivazioni che condannano il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a 6 mesi con pena trasformata in pecuniaria del valore di 45 mila euro, per la vicenda della "Piastra dei servizi" ai tempi in cui era commissario di Expo, ha deciso di riconoscergli un'attenuante fondamentale contenuta all'articolo 62 del codice penale, ovvero il fatto che "l'imputato abbia agito per motivi di particolare valore sociale". Lo si legge negli atti emersi mercoledì. Secondo i giudici Paolo Guidi, Angela Laura Minerva e Chiara Valori, non regge la tesi della difesa, per la quale Sala non si fosse accorto della retrodatazione negli atti, poiché il documento in questione era "atteso" da una precedente riunione e aveva "estrema rilevanza in quel momento" e dunque "non poteva essere confuso con altri portati alla firma dell'Ad".

Da un lato, nelle motivazioni, i giudici sottolineano che quei documenti "attenevano alla commissione giudicatrice" che avrebbe deciso l'appalto poi andato alla Mantovani: assegnazione che costituiva uno "snodo essenziale per la stessa realizzazione di Expo" e per cui un ritardo causato dal venir meno di due membri della commissione avrebbe precluso l'apertura in tempo dell'esposizione.

"Non vi è dunque spazio logico per ritenere che prima dell'apposizione della firma" Sala "non avesse letto o avesse letto distrattamente" quei documenti" e che non gli fosse balzata all'occhio subito l'irregolarita' della procedura "poi contestata penalmente". Quel 31 maggio dunque c'erano tutti gli elementi - a detta del collegio - per capire che non si sarebbe potuto produrre un atto con data 17 maggio e "pertanto Sala deve essere ritenuto responsabile del reato che gli viene ascritto", ovvero falso materiale e ideologico. Dall'altro però è possibile ipotizzare che l'imputato, in questo caso Sala, avesse agito "non tanto nell'intima convinzione della liceità delle proprie azioni, ma per motivi ritenuti preminenti nella coscienza pubblica ed intorno ai quali ci sia generale consenso", nella fattispecie "la realizzazione dell'evento Expo", che "costituiva una questione di generale e preminente interesse nazionale". A questo sono aggiunte le attenuanti generiche, ovvero il fatto che Sala fosse totalmente incensurato al momento dei fatti. I giudici hanno anche sottolineato la "tensione" dell'agire di Sala e di quello dei suoi collaboratori "per il bene comune", per come risulta evidente anche dalle intercettazioni. La Corte ha inoltre concesso la non menzione nel casellario giudiziario del reato, che per altro sarebbe andato in prescrizione a metà novembre.

AGI

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