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Il greggio e quei droni senza padrini

Maurizio Zuccari

Maurizio Zuccari
È stata una linea de demarcazione, ma pochi se ne sono accorti. Una di quelle date spartiacque che marcano un prima da un poi nella storia, e beato chi avrà un occhio per vedere come finirà o un biglietto di ritorno dalla fine. L’attacco di metà settembre alle raffinerie saudite è un unicum e segna un limes, ma vola via come tutto nella società liquida in cui viviamo. Oltre una dozzina – 17 i punti d’impatto al suolo nelle foto satellitari – tra missili e droni hanno accecato la contraerea di Riad e colpito in maniera chirurgica le raffinerie della Aramco, compagnia di Stato che stava per debuttare alla borsa di New York, dimezzando in un giorno la produzione petrolifera saudita. 
Panico sui mercati mondiali, prezzo del greggio in salita, salvo poi tornare a normalizzarsi, con dispiacere delle non dissestate finanze del regno. 
Chi siano i padroni dei droni nessuno lo sa, a oltre due settimane dall’attacco che ha riportato il mondo sull’orlo del baratro. A rivendicarlo sono stati gli Houti, in verità non nuovi a tali imprese, sia pure di minor portata. 
A Washington e Riad hanno subito puntato l’indice su Teheran, il cui regime spalleggia i ribelli yemeniti, con Trump a chiedere l’usuale inasprimento di sanzioni all’Iran, che nega tutto. 
All’Onu brancolano nel buio, manco fossimo in questura ai tempi di Girolimoni e non un’era in cui tutto è in piena luce. 
Così, un attacco che ha fatto tremare le borse del globo e messo in ginocchio il maggior esportatore di greggio mondiale, resta un mistero. Un fattaccio brutto, come quello di gaddiana memoria. Su cui ognuno nasconde la mano, salvo i tribali yemeniti, ipertecnologici come la buonanima di Bin Laden che telecomandava aeroplani dalla sua grotta in Afghanistan. 
Come vent’anni fa, il terrore viene dal cielo e non si sa chi lo porti, ma non servono più martiri o eroi. Solamente  droni, senza padroni e con molti padrini.

MAURIZIO ZUCCARI

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