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Ora siamo in balìa di Donald e Boris

Maurizio Guandalini

Non ci voleva. Ci ritroviamo in balìa di Donald e Boris. Le incognite sullo stato d’accusa di Trump e l’ostinata decisione di uscire dall’Ue di Johnson influenzano il già precario stato di salute dell’economia mondiale. Le due piazze d’affari borsistiche più pesanti. Uno massacra con i dazi. L’altro mette paura alle  aziende automobilistiche  in Gran Bretagna. Per ogni interruzione di produzione si bruciano 50 mila sterline al minuto. Nello stagno melmoso si riflette la crisi dell’Europa che si regge in lode alle ultime azioni dell’uscente centrale Mario Draghi.

E’ il fallimento del macho alfa indottrinato dal ‘ghe pensi mì’? L’uomo solo al comando? Di chi ha una interpretazione sui generis del ruolo delle istituzioni? Dei parlamenti? Se una consolazione la dobbiamo trovare per forza, le democrazie godono, comunque, di buona salute perché i contrappesi funzionano. Un politico non si può svegliare la mattina e far saltare il banco. E’ vero anche che l’andare claudicante della classe dirigente fa sì che i parametri di analisi siano saltati in un sol colpo. Brexit e impeachment. Un dubbio lo conserviamo. Perché il sentiment della civiltà liberale si misura con le elezioni. Negli Stati Uniti il Partito Democratico avverso a The Donald sta cercando ogni mezzo, non da ora, per fermare il tycoon. Prima c’erano gli amorosi sensi, presunti, tra il ciuffo biondo e i russi del Cremlino che avrebbero influenzato la salita del Boss alla Casa Bianca. Fuffa.

L’anno prossimo ci sono le elezioni americane per il Presidente. La salute dei Democratici è cagionevole, vittima di un probabile scivolamento a sinistra del partito e la certa incoronazione di un candidato diverso da Biden. La presunta manovra di palazzo  narra di una vendetta dei Democratici. Di scansare  Trump dalla competizione per aver campo libero. Al di qua dell’Oceano  anche l’opposizione laburista a Johnson è esanime. Senza bussola. Sta sul mezzo. S’aggrappa ai tecnicismi. God bless America, God save the Queen.

MAURIZIO GUANDALINI

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