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In cerca di amori perduti a bordo di una jeep

Milano

È possibile vivere una seconda volta, riprenderci la nostra esistenza con l’entusiasmo che da giovani ci ha fatto credere all’amore? È la sfida di Edoardo Nesi, Premio Strega 2011, che nel suo nuovo romanzo “La mia ombra è la tua” (La nave di Teseo, p. 263, euro 18) ha come protagonista il cinquantenne scrittore Vittorio Vezzosi che dopo un grandissimo successo non ha mai più pubblicato. Chiuso da anni in una casa colonica toscana, intraprende un viaggio on the road nell’Italia di oggi con un giovane di 22 anni, per scoprire che “un giorno vale una vita intera”.

Che coppia rappresentano Emiliano De Vito e Vittorio Vezzosi? C’è qualche ascendenza letteraria?
«La più semplice e immediata è quella di Don Chisciotte e Sancho Panza, ma il rapporto tra Emiliano e Vittorio è meno definito, più slabbrato, e continua a cambiare durante tutto il libro. Difficile dire chi sia il più savio o il più azzardato tra i due, mentre vanno alla ricerca delle donne che hanno perduto su una Jeep del 1979, senza sportelli e senza parabrezza».   

Vezzosi, scrittore maledetto, non ha più scritto un libro. A volte restiamo prigionieri dei nostri sogni?
«Certo. Quasi sempre. Ma facciamo fatica ad ammetterlo. È difficile trovare il coraggio di  definirsi nostalgici».  

Lei fa una forte critica alla nostra società dove esistiamo solo in quanto social connessi. Quanto ci corrode tutto questo?
«Molto. E silenziosamente. È un meccanismo subdolo. Non ci sembra sia così, ma passiamo ore e ore a mettere e riscuotere like su foto e argomenti di cui non ci importa nulla. E intanto non leggiamo, non sentiamo buona musica, non facciamo l’amore».
 
Lei fa un inno al cercare “le cose vere”. È davvero possibile rintracciare quello che abbiamo amato e perduto?
«Il Vezzosi Vittorio scommette che lo sia. Scommette tutta la sua vita sulla possibilità di poter avere di nuovo tra le braccia Milena, la ragazzina che lo lasciò 35 anni prima, e che non ha più visto, ma non ha mai smesso di amare».

La letteratura  ci può salvare?
«Sì, ma bisogna darle la possibilità di farlo. Bisogna leggere e rileggere».    

ANTONELLA FIORI 
@aflowerinlife

 

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