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Ateneo di Torino L'addio soddisfatto di Ajani

TORINO

TORINO Circa tremila iscrizioni in più e un tasso di laureati superiore alla media italiana: più del 78% di loro trova lavoro entro un anno. E non solo: il turnover dei dipendenti che si attesta sull’86%, con picchi di 117 nel 2018  e «indebitamento dimezzato in un contesto di grossi investimenti edilizi».

L’«esperienza eccezionale», come l’ha definita lo stesso Gianmaria Ajani, rettore dell’università di Torino che a fine mese cederà il testimone a Stefano Geuna, sembra esserlo anche nei numeri. Come la proporzione di iscritti fuori corso che dall’anno accademico 2013/2014 a quello passato è scesa dal 28,75% al 24,56% o, di contro, il tasso di laureati in corso che è salito da 52,31% a quasi il 60. «Avevamo trovato indici sani e li abbiamo irrobustiti. Gli studenti sono aumentati, la tassazione media pro capite è scesa e abbiamo diminuito gli abbandoni - spiega -. Sono molto soddisfatto dell’università che lascio, abbiamo costruito un brand unitario che non c’era, un senso di appartenenza, una capacità di lavorare insieme al Politecnico e siamo riusciti a far capire che con l’università si vivificano i territori».

E intanto, mentre elenca Palazzo Nuovo tra le soddisfazioni più grandi e la Cavallerizza tra i rimpianti, già pensa al futuro con la possibilità di una parentesi in politica in città: «Lo valuterei».

CRISTINA PALAZZO

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