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Addio vecchia Nessie anguillona da turisti

Maurizio Zuccari

Un’estate di trent’anni fa – era il 1989 – tre figuri s’aggiravano dalle parti di Inverness, intabarrati come di necessità per le piogge battenti, nella più massiccia spedizione scientifica nelle Highlands scozzesi. Una flotta di batiscafi avrebbe dovuto sondare le profondità del lago di Lochness per stabilire, una volta per tutte, la presenza d’una creatura antidiluviana. Nessie, il celebre mostro. Dopo un po’ i tre – tra i quali il sottoscritto – se ne tornarono scornati a casa, avendo appurato, nell’ordine: che il suddetto lago era del tutto simile a quello di Bracciano, assai più vicino, salvo l’essere più spelacchiato. Che sulle sue rive venditori di pupazzi e carabattole facevano affari d’oro. Che nel castello di Urquhart una comitiva di turisti romani avrebbe voluto fare una pizzeria. Di mostri, nessuna traccia. 
Trent’anni dopo, il mostro è più vivo che mai, nell’immaginario come nelle ricerche scientifiche di mezzo mondo. Giorni fa uno studio di un’università neozelandese stabilisce la presenza di dosi massicce di geni d’anguilla nelle acque del lago. Ergo, il mostro altro non sarebbe che un’anguillone. Intanto, Nessie continua a essere benedetta dalle agenzie turistiche, a ispirare film, a mostrarsi in foto di dubbia fattura. La più celebre, nel 1934, ne immortala la sagoma nera con il lungo collo fuori dall’acqua, e si sarebbe rivelata un falso negli anni ‘80. Ma è dal VI secolo che si hanno notizie del mostro: da quando san Colombano, monaco irlandese, alzò la sua mano santa contro la “selvaggia bestia marina” che terrorizzava gli abitanti. Altri tempi, Nessie incuteva paura, mica era ridotta a pupazzaglia turistica. 
MAURIZIO ZUCCARI

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