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«I fallimenti e le corna vanno sempre accettati»

Rai Radio2/Prendila così

ROMA Si intitola “Prendila così”. Va in onda il sabato e la domenica dalle 19,45 su Rai Radio2. Ed è la prima trasmissione che inneggia all’insuccesso. Poco importa se  personale o internazionale. Quel che conta è il fallimento. Alla conduzione accanto a Diletta Parlangeli, Francesco De Carlo, stand up comedian reduce dal successo di “Tutta colpa della Brexit” su Rai3.

Signor De Carlo, il titolo “Prendila così” riporta alla mente un noto brano di Battisti...
«Certo, “non possiamo farne un dramma”, ma un radiodramma: parliamo di quei piccoli fallimenti personali della vita quotidiana ma anche di quelli più grandi, internazionali. Se la tua sconfitta la paragoni a qualcosa di più grande, diventa ridicola. Viviamo in una società in cui uno su mille ce la fa - se lo dice Gianni Morandi è sicuramente vero. Noi parliamo agli altri 999».

#Hastalasconfitta siempre?
«Assolutamente. Tanto che premiamo i più grandi fallimenti degli ascoltatori».

Cosa vincono?
«Ovviamente nulla, sennò diventerebbe una vittoria. Sa, il fallimento è alla base della vita, è sempre dietro l’angolo».

Un po’ come le corna..
«Verissimo. le corna sono un grande esempio di fallimento: se le accetti non stai meglio?»

Lei ha le corna?
«Quando le ho avuto le ho accettate con grande dignità: me le rimiravo allo specchio ogni mattina e ne ero quasi orgoglioso».

So che volete importare dalla Finlandia la Giornata mondiale del Fallimento...
«Il 13 ottobre ai finlandesi è permesso di tutto: possono dire in faccia al capo quello che pensano o dichiarare l’amore segreto senza dover subire conseguenze. Abbiamo deciso che anche noi la celebreremo il 13 ottobre».

Facile spassarsela sui fallimenti degli altri, tenendo nascosti i propri...
«Per la Giornata del Fallimento sia Diletta che io ci metteremo a nudo. Lei quando era al liceo voleva fare la cantante rap: il 13 ottobre canterà il suo non-successo “Come spacco quando rappo”».

E lei?
«Volevo fare il cantautore: scrivo testi tristissimi e mi accompagno con la chitarra. Canto malissimo e suono peggio. Vedremo».

Sta cercando di tirarsi indietro?
«Certo che no, ci dobbiamo solo organizzare».

Il suo più grande fallimento?
«Volevo fare anche il calciatore. Ad oggi, a 40 anni spero ancora di essere chiamato in nazionale. E ovviamente se dovessi sbagliare un calcio di rigore non potrò che dirmi “Prendila così”».

PATRIZIA PERTUSO

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