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Renzi, un metafisico casino politico

Maurizio Guandalini

I suoi compagni scout l’avevano soprannominato MatTeoria. Pare avesse più voglia di dirigere che di fare. Gli è rimasta la voglia matta di esplorare. Alla scuola di politica, davanti ai giovani sparò il vangelo secondo Matteo. Sporcatevi le mani, fate qualche cazzata, io sono cintura nera di cazzate, dopo ci si rialza. Con  Renzi non si può mai stare tranquilli. Smuove. Fa quel metafisico casino. Corroborante.  All’apparenza no sense. Con i grillini se ne sono detti di ogni, e poi ha proposto di fare con loro il Governo. Sul Pd è salito per la sua scalata politica e ora gli lancia un ciaone.
Il profondo giallo rosso non è definitivo. Non meravigliamoci. Sommovimenti di altri protagonisti seguiranno copiosi. Perché la politica è leadership. Uomini forti e riconoscibili. Si votava Berlusconi e non Forza Italia, si vota Salvini non Lega, la Meloni non Fratelli d’Italia. E chi lo immaginava fuori dal giro, fuso e stracotto, Renzi, un giovanotto poco più che quarantenne, con straripanti ambizioni da coltivare, ha sparigliato le carte. Lo chiamavano ‘il bomba’. Le ha sparate grosse. Ci ha raccontato della necessità salvifica, per gli italiani, di originare il Governo per metterci al riparo dall’aumento dell’Iva, ma in verità voleva  del tempo per costruire il suo partito.  Va bene, ci sta. Due piccioni con una fava. 
A questo punto chiediamo il secondo, il terzo, il quarto falò. Perché il nuovo partito deve pigliare voti. Non è un asettico ‘due con’, tattica e strategia. E’ richiesta la leva di pathos, passione, convincimento per spostare massa di voti. Senza ripetere gli errori cumulati  dall’eccessiva superbia da sborone fiorentino.
Renzi, da piccolo, giocava a football. In parrocchia. A Rignano sull’Arno. E non amava perdere. Tanto che, quando scendeva sul campo di calcio capitava che si portava via il pallone perché non gli piaceva come erano state fatte le squadre. Se il buongiorno si vede dal mattino, #staisereno, premier Conte. Giurin giurello di un ex chierichetto modello.

MAURIZIO GUANDALINI

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