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«Torno ad essere Rambo per renderlo più umano»

Cinema/Rambo. Last Blood

ROMA «Stavolta vi darà un brivido diverso perché va a toccare qualcosa che è sempre uguale, in ognuno e in ogni luogo e cioè il cuore». Parole di Sylvester Stallone che dopo oltre 30 anni torna a vestire abiti e armi di Rambo e torna per una nuova guerra. Più personale, certo, ma pur sempre guerra di sangue e artiglieria. Sarà indefesso veterano, nel nuovo “Rambo. Last Blood”, dal 26 in sala, preda dei suoi demoni. 

«Rambo capisce che la vita stessa è la sua guerra e nonostante sia a casa, è ancora in balia di eventi al di fuori del suo controllo - racconta Stallone - Ha creato una serie di tunnel labirintici e un bunker sotto il ranch dove dorme, si rilassa e conserva i suoi pochi averi e cimeli. Ed è  li che si sente, almeno in parte, come se fosse ancora in trincea. Lì può liberare i suoi demoni».

«Considera il ranch sopra i tunnel, che ospita Maria e Gabriela, rappresentativo di tutto ciò che è buono - prosegue l'attore - e deve difenderlo ad ogni costo mentre  i tunnel  sono il suo inferno privato ma anche  una sorta di terapia. Hanno senso solo per lui ma alla fine del film hanno uno scopo». 

Rispetto a questo ritorno Stallone dichiara: «Per me è stata l'opportunità  di esplorare alcune sfaccettature nuove del personaggio. Rambo è rimasto  isolato per tanti anni e ora fa parte di una famiglia. È la prima volta che vediamo Rambo in un ambiente familiare: è un Rambo che si sente finalmente a casa. Volevamo  rappresentare un Rambo più umano».

 

SILVIA DI PAOLA

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