Fatti&Storie

Pd, è il terremoto Renzi lascia il partito

PD

Alla fine la scissione è arrivata. Matteo Renzi ha ufficializzato al premier Giuseppe Conte in un colloquio telefonico la sua decisione di abbandonare il Pd per creare gruppi autonomi. Renzi, riferiscono fonti parlamentari dem, ha ribadito al premier che continuerà a sostenere convintamente il governo. Fonti di palazzo Chigi confermano la telefonata del senatore Matteo Renzi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Non viene sottolineato nulla però riguardo al contenuto.

Chi sta con lui. Al Senato con Renzi sono in 10  per il momento: Bonifazi, Bellanova, Comincini, Ginetti, Grimani, Cerno, Marino, Faraone Renzi e Nencini (anche se una nota del Psi fa sapere che quest'ultimo "è e resta socialista"). Sempre di Nencini verrà utilizzato il contrassegno e il simbolo per costituire una nuova formazione a Palazzo Madama, anche se occorrerà intraprendere una discussione sulla norma che disciplina la nascita di gruppi autonomi. Alla Camera dovrebbero essere molti di più i renziani pronti a strappare: una ventina, ma c'è chi prevede che siano almeno 25.

Il Pd. Per la maggioranza dem la mossa di Renzi è un terremoto. In questi giorni ci sono stati diversi appelli da parte dei big dem - Franceschini in primis - affinché Renzi tornasse sui suoi passi ed è forte anche il pressing da parte di Base riformista, con Guerini e Lotti impegnati in un'opera di convincimento sui deputati e i senatori di stretta osservanza renziana.    L'operazione di Renzi partirà prima alla Camera e poi al Senato. Alla Camera il capogruppo dovrebbe essere Marattin, mentre al Senato si fa il nome di Faraone. I renziani sono impegnati in queste ore nella costituzione dello Statuto del movimento che dovrebbe chiamarsi "Italia del sì".   Per ora non è previsto l'approdo di esponenti di Forza Italia ma fonti parlamentari dem rivelano che 7-8 senatori sarebbero pronti più avanti ad entrare nel gruppo. 

Articoli Correlati
Fatti&Storie