Fatti&Storie

Così agiva il “sistema” che terrorizzava i tifosi

TORINO

«È possibile immaginare che il “sistema” dei gruppi bianconeri non sia unico ma tipico di molte tifoserie. È un velo squarciato in mezzo ad altri veli. E questa attività potrebbe essere replicata con successo anche in altre realtà sul territorio nazionale». Così il questore di Torino Giuseppe De Matteis ha commentato l’indagine che ha portato all’azzeramento dei vertici dei gruppi ultrà juventini finiti in “Last Banner”, l’inchiesta coordinata dalla procura di Torino, come i Drughi, Tradizione - Antichi Valori,Viking, Nucleo 1985, Quelli... di via Filadelfia. Intanto cresce la preoccupazione per la partita di sabato, quando all’Allianz Stadium si inconteranno Juve-Verona:  «Sono due tifoserie con ideologie differenti. Ora aumentano i rischi perché sono prevedibili reazioni». L’indagine, infatti, che ha permesso di creare un canale investigativo «che può essere un precedente per altre attività simili» è partita proprio da una denuncia della società calcistica. «La Juventus è parte lesa, è stato possibile raggiungere questo risultato a 360 gradi grazie alla loro collaborazione -, ha sottolineato il capo della Digos di Torino, Carlo Ambra -. Ha lavorato con noi, con la polizia di Stato sin dall'inizio, ha fatto la denuncia alla Digos e ci ha seguito passo per passo fino al risultato finale». L’indagine ha coinvolto decine di città italiane, dove ieri mattina sono state eseguite le perquisizioni e oltre 225mila intercettazioni.

CRISTINA PALAZZO

Articoli Correlati
Fatti&Storie