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Capi ultrà della Juve una gang di estorsori

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TORINO La società sportiva Juventus, per «evitare ripercussioni e danni di immagine», ha dovuto garantire «circa 300 biglietti a pagamento per le gare in trasferta di campionato e di Champions che sono stati poi in parte redistribuiti dai capi ultrà ricavando indebiti profitti». È quanto è emerso dall’indagine della Digos della Questura di Torino, scattata da una denuncia della stessa società di calcio e coordinata dalla Procura, che ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari (sei in carcere, quattro ai domiciliari e due obblighi di dimora) nei riguardi dei principali leader dei gruppi ultrà bianconeri (Drughi, Tradizione - Antichi Valori, Viking, Nucleo 1985, Quelli... di via Filadelfia). Sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata.

«Organizzazione di tipo militare»

«È emersa un’organizzazione di tipo militare - ha detto il procuratore aggiunto Patrizia Caputo - con un controllo dello stadio effettuato avvalendosi di una forza intimidativa. Se fosse stato un po’ di più non sarebbe stato azzardato contestare un 416 bis. Cercavano di controllare la curva Sud con comportamenti tipici di metodi mafiosi. Ci sono persone che si sono viste allontanare dai posti regolarmente pagati, con spintoni e reazioni violente. Non si fermavano neppure davanti ai bambini».

«Le vittime sono i veri tifosi»

I capi ultrà della Juve avevano «posto in essere una precisa strategia estorsiva» nei confronti della società soprattutto dopo «l’interruzione, alla fine del campionato 2017/2018, di alcuni privilegi», come gli abbonamenti gratuiti per gli “striscionisti”. «Le vittime sono i veri tifosi - ha precisato il procuratore di Torino, Paolo Borgna - costretti a non andare più allo stadio perchè non riescono più a sopportare le angherie».

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