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Tav, bocciato il M5S Nel Governo voci di crisi

GOVERNO

L'Aula del Senato ha bocciato la mozione M5S contraria alla realizzazione della Tav con 181 voti contrari. Hanno votato a favore 110 senatori. Il Movimento 5 stelle conta 107 senatori, quindi sono 3 in voti in più a sostegno della mozione pentastellata.  Subito dopo le votazioni sulle mozioni sulla Tav Luigi Di Maio ha abbandonato l'Aula del Senato senza rivolgere uno sguardo a Matteo Salvini che è invece rimasto seduto ai banchi del governo.

Tensione Lega-M5S. La lunga mattinata sulla Tav si apre, prima ancora che al Senato inizi la discussione sulle mozioni, con le dure parole del ministro pentastellato Danilo Toninelli, affidate a un'intervista, nei confronti dell'alleato, il vicepremier leghista Matteo Salvini: "E' un nano sulle spalle dei giganti che lavorano". La replica del titolare del Viminale non si fa attendere e non lascia dubbi sul clima interno ai gialloverdi: "Gli attacchi quotidiani dei 5 stelle mi dispiacciono. Come si fa a lavorare così". E' l'anticipazione di un copione che rispetterà il canovaccio così come già si era delineato nelle scorse ore. La Lega attacca, e soprattutto avverte i 5 stelle: se votate no vi assumerete la responsabilità delle conseguenze. I 5 stelle provano a delimitare il campo d'azione del no alla Tav entro i confini di palazzo Madama: nessuna sfiducia al premier, perchè siamo in una Repubblica parlamentare e non in un premierato. Quindi si svolge il voto: bocciata, come era prevedibile, la mozione contro la Torino-Lione dei 5 stelle. 

Voci di crisi. Ora sarà il vicepremier della Lega a tirare le somme. Certo è che una quindicina di giorni fa un esponente del Carroccio andò a trovare il sottosegretario Giorgetti a palazzo Chigi. E ne uscì con quella che sembrava solo una previsione: "Salvini aprirà la crisi il 7 agosto". Non è certo un caso però che lo strappo nella maggioranza ci sia stato sulla Tav, con il governo diviso in Aula: il sottosegretario Santangelo (M5s) si è rimesso all'esecutivo sconfessato dal viceministro Garavaglia.     L'idea di un Conte bis non viene esclusa dai 'big' del partito di via Bellerio. "Con questo ministro delle Infrastrutture non è posisbile neanche fare investimenti pubblici", la riflessione. Ma Toninelli non ha intenzione di dimettersi. Si tratterebbe di rivedere l'intera architettura del governo, con M5s disponibile ad un'operazione del genere solo se Salvini la chiederà formalmente. In un clima di incertezza il Pd attacca: "Conte non ha piu' una maggioranza. vada al Quirinale", taglia corto Zingaretti.

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