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Tav, psicodramma M5S Ora rischia Appendino

TAV

"Per anni siamo stati mandati a parlare con i No Tav... E ora? Cosa diciamo? E' un suicidio politico". Alla Camera e al Senato si susseguono gli sfoghi di pentastellati che faticano a digerire l'intenzione del governo di andare avanti sulla Tav.     "Tutti noi siamo nati con questa battaglia, tutti noi abbiamo una bandiera No Tav nei nostri uffici", è il 'refrain'. A metterci la faccia per contestare la linea dell'esecutivo, sono stati finora in pochi ma tra i malpancisti si prevede che altri usciranno allo scoperto, con possibili conseguenze non solo nei gruppi parlamentari ma anche per la tenuta del governo. I fari sono puntati soprattutto al Senato. E' a palazzo Madama che i numeri sono ballerini e le resistenze di Airola e di altri potrebbero pesare. Per esempio quando arriverà il voto di fiducia sul dl sicurezza bis. Sul taglio del numero dei parlamentari è stato decisivo l'apporto di Fratelli d'Italia ma su altri provvedimenti - come quello legato alla sicurezza - i distinguo potrebbero crescere.     La richiesta sotto traccia è quella della convocazione di un'assemblea, perche' anche l''exit strategy' - ovvero il voto in Parlamento - non è considerata da tutti come una mossa utile. Perfino tra i membri del governo vicini a Di Maio ci sono dubbi. "Va bene, cosi' manifesteremmo la nostra distinzione. Ma poi? Cosi' non reggiamo", spiega un sottosegretario. La base già si è espressa e pure l'ala movimentista considera il voto parlamentare come una sorta di presa in giro. Il presidente della Camera Fico non si è pronunciato,  come Di Battista. "Siamo al governo. Non possiamo dire di rivendicare il nostro no, non saremmo credibili", sottolinea un esponente pentastellato. In pochi in realtà indicano Di Maio come l'unico 'colpevole', altri se la prendono direttamente con il presidente del Consiglio. "La verità - dice un altro malpancista - è che ci siamo infilati in un vicolo cieco. Stiamo vivendo un vero e proprio dramma".

Rischio Torino. Le prime ripercussioni potrebbero esserci in Piemonte, con la sindaca Appendino che ha appoggiato la strada scelta dal vicepremier M5S. La sindaca di Torino Chiara Appendino cerca di contenere le ripercussioni su Palazzo civico che le dichiarazioni sulla Tav del premier Conte di ieri inevitabilmente stanno provocando. “Oggi l'amarezza e la frustrazione sono legittime – ha detto Appendino - mi aspetto che in Parlamento il Movimento sia coerente con la posizione che ha sempre tenuto". La decisione del governo è arrivata, quasi a sorpresa, con qualche giorno di anticipo: "Non sapevo - ha affermato la sindaca - che la decisione sarebbe arrivata ieri sera, sapevamo che era iniziato un percorso e che il premier aveva detto che avrebbe interloquito con la Francia. Prendo atto che il premier non è riuscito a trovare un accordo con la Francia per la ridiscussione integrale dell'opera e quindi da oggi la palla passa al Parlamento", dove "il M5s non ha preso il 51% e quindi sta facendo quello che può e potrà per cercare di bloccare l'opera”. La decisione del governo sulla Tav, che infiamma nuovamente il clima nella maggioranza pentastellata di Palazzo Civico, arriva pochi giorni dopo il terremoto sul trasloco a Milano del Salone dell'Auto e la rimozione del vicesindaco Guido Montanari a cui Appendino non aveva perdonato le forti dichiarazioni contro la manifestazione al parco del Valentino. Dopo la presa di posizione di alcuni consiglieri di maggioranza a favore di Montanari la sindaca Appendino era però riuscita a ricucire lo strappo. Anche se con un consigliere di maggioranza in meno: Marina Pollicino, passata al gruppo misto. Nelle due riunioni di maggioranza, giovedì e lunedì scorso, l'argomento Tav, però, non era mai stato toccato. "Penso che la mia azione amministrativa debba andare avanti nell'ottica del nostro mandato" ha spiegato oggi Appendino. Quanto alla Tav Appendino rivendica la posizione no del Comune di Torino, ricordando che "tutto il gruppo consiliare è No tav, tutti siamo no tav". Tra i componenti dell’ala più radicale del gruppo consiliare la vicepresidente del Consiglio comunale Viviana Ferrero secondo la quale quella contro la Tav “è la più grande e significativa delle battaglie ambientaliste. E’ la resistenza di una piccola Valle di fronte al mercato impietoso, alla globalizzazione, all'era del solo profitto e dell'infelicità dei popoli". 

M5S Piemonte contro sì alla Tav. "Se dovesse presentarsi in Parlamento una maggioranza trasversale del partito unico delle opere inutili, con il voto determinante della Lega, si sancirebbe di fatto la violazione di un importante punto del Contratto di Governo". A sottolinearlo, riferendosi al Tav, i consiglieri del M5s del Piemonte che chiedono "il rispetto del contratto di Governo, in particolare laddove si specifica che i soggetti contraenti 'si impegnano a non mettere in minoranza l’altra parte in questioni che per essa sono di fondamentale importanza'". "E' stata redatta una analisi costi benefici che ha dato esiti chiari - aggiungono-  il metodo è stato condiviso con gli altri contraenti del contratto di Governo ed è stato utilizzato per definire l’utilità di altre opere. E' un grave errore cambiare posizione in seguito a non meglio precisate promesse dell'Europa. Mettendo in discussione il metodo adottato ed i punti importanti del Contratto, allora è necessario mettere in discussione la tenuta del contratto stesso". Il Gruppo regionale del Movimento 5 Stelle "continuerà, in piena coerenza con la propria storia, a lavorare per fermare quest'opera inutile - concludono-  con la convinzione che per i cittadini sia più importante investire le poche risorse disponibili dove sono veramente necessarie: sanità, trasporto pubblico locale, scuola, ambiente e tutela del territorio".

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