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La Germania, Angela e il Fattore S

Maurizio Guandalini

Maurizio Guandalini
La Merkel ha tremato in pubblico per la terza volta. A questa disinvoltura consapevole di mostrarlo al mondo, rispondono i dubbi, non pettegoli, se questa patologia possa influire sulle scelte di Angela alla guida della potente Germania. Basterebbe dire per filo e per segno di cosa si tratta. Rassicurare, di fronte alle velocità dei social e delle fake news. Un lavoro preventivo che metterebbe in sicurezza da eventuali male interpretazioni. Con la malattia si può convivere e portarla con orgoglio. Sono indimenticabili le sofferenze di Giovanni Paolo II, fino agli ultimi giorni di vita.  Mostrare la cartella clinica di sana e robusta costituzione dovrebbe essere prassi. Dalla politica alla pubblica amministrazione. Forse saremmo riusciti scansare dall’insegnamento universitario soggetti come quel tipo che schiavizzava le studentesse alle sue turpe sessuali, oppure qualche vincitore di concorso che è tra quel 50% di scolari della terza media che non capiscono l’italiano.
E’ il fattore salute psichica e fisica. In politica una novità introdotta dal Presidente degli Stati Uniti, Reagan. Leader sani e forti che si impegnano a dimettersi appena vanno incontro a malattie fisiche debilitanti. Lui, seppur malato di Alzheimer, non lo fece. La letteratura politica russa, dei malanni del capo non si doveva parlare, è variegata di leader prigionieri dei farmaci. Le crisi cardiache di Breznev, l’insufficienza renale di Andropov, l’enfisema polmonare di Cernenko. Se sei una potenza nucleare e non ci sei con la testa al momento giusto, salta l’ambaradan. E’ di questi giorni la notizia, pubblicata sul Times,  del leader laburista inglese, Corbyn, che descrivono fragile e vittima di perdite di memoria. Contraddittorie voci serpeggiano anche per il papabile leader conservatore Johnson, che alza facile il gomito e baruffa con la sua giovane fidanzata. Il Presidente  Juncker, in occasioni ufficiali, traballava per un bicchiere di troppo. E poi la gotta di Kim Jong-un e di Xi Jinping. Vale il motto mens sana in corpore sano?

MAURIZIO GUANDALINI

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