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Nella palude degli affetti il ritorno alla natura di Kya

Delia Owens

Una bambina che cresce allo stato selvaggio, lasciata sola da tutti, che per sopravvivere in un ambiente difficile intraprende una battaglia per difendersi dall'unico animale veramente pericoloso, l'uomo.  “La ragazza della palude” di Delia Owens (Solferino, p. 416 euro 18) è un sorprendente esordio che negli Stati Uniti ha superato i 2 milioni di copie vendute ed è numero 1 nella classifica del NYT da molti mesi. Kya, bambina e poi ragazza abbandonata dai genitori e dai fratelli in una baracca ai margini di una palude, riuscirà a imparare, attraverso il contatto con l’acqua, gli animali e le piante, in modo istintivo ma profondissimo, i segreti della natura umana.  
Lei è una naturalista. Come è nata questa storia?
«Ho studiato fauna selvatica in Africa per 23 anni. Mentre studiavo i branchi di mammiferi selvaggi, mi sono resa conto di quanto il nostro comportamento fosse simile al loro e ho deciso di scrivere un romanzo che esplorasse questo concetto. Le femmine umane hanno una forte propensione genetica a vivere in gruppi molto coesi, così ho scritto un romanzo che mostra come l'isolamento influenzi una giovane costretta a crescere da sola».

Attraverso l’esempio di giovani come Greta Thunberg, l’invito a non distruggere le risorse del pianeta è tornato alla ribalta. Come possiamo connetterci a questo stato più naturale?
«Proteggendo le risorse che vengono dalla natura. Molti se ne sentono distanti perché acquistano il cibo dai negozi, vivono in città. La natura è “rimossa mentalmente” dalle nostre vite. Ma l'acqua che beviamo, l'aria che respiriamo e il cibo che mangiamo vengono da lì».

Kya è crescita senza affetti ma cerca comunque l’amore anche se non accetta la violenza del maschio…
«Kya, come la maggior parte delle persone vuole entrare in contatto con altri esseri umani. Tuttavia, quando è minacciata, cerca tutti i modi per proteggersi. La maggior parte degli umani cerca l'amore e la maggior parte degli umani agisce difendendosi per sopravvivere. Anche Kya…»

ANTONELLA FIORI

 

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