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“Dalla famiglia perfetta all'inferno delle droghe”

Cinema

CINEMA «Il mondo, da bianco e nero, improvvisamente è diventato in Technicolor»,  dice l'adolescente Nicolas dopo aver provato la metamfetamina. Ha tutto, talento, cultura, famiglia in ascolto ma a lui non basta. Sperimenta droghe dall’età di 12 anni finché precipita nell’infermo delle droghe pesanti. E “Beautiful Boy”, presentato alla scorsa Festa del Cinema di Roma e dal 13 in sala, è la sua storia. Dirige  Felix van Groeningen (reduce dal successo di “Alabama Monroe”, lacerante dramma familiare) e i due protagonisti hanno le facce di Steve Carell, disperato padre che è pronto a tutto per salvare il figlio  e  Timothée Chalamet che pensa di non voler essere salvato. Storia vera, verissima, della famiglia Sheff e tirata fuori dalle pagine scritte da padre e figlio. «La mia maggiore paura nel lavorare in un film sulla tossicodipendenza, era che potesse avere un taglio hollywoodiano e non dire la verità rispetto agli eventi reali -confessa Carell-Ma il copione è talmente onesto da risultare quasi brutale. Non ci sono buoni o cattivi. Riflette la vita, che tutti noi viviamo e in cui fare i padri è difficilissimo, crescere i figli in generale è difficilissimo, anche quando i genitori ce la mettono tutta». Appunto un percorso pieno di domande e povero di risposte: «Il film infatti non cerca di rispondere a tutte, vuole essere solo la storia vera di un padre e di un figlio che intraprendono un viaggio folle e terribile, la storia di un’emergenza a cui bisogna far fronte».

 

SILVIA DI PAOLA

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