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Via Frejus sgombero all'alba

TORINO

TORINO Tre famiglie saranno accolte in strutture residenziali, un uomo in una casa di cura e gli altri, quelli considerati meno fragili e più giovani, dovranno trovare da soli una soluzione. È il day after dello sgombero della palazzina di via Frejus 103 bis.

Come disposto dal tavolo tecnico del comitato di sicurezza per il piano sgomberi, ieri mattina gli agenti della Digos, aiutati dai “civich” che hanno gestito la viabiltà, all’alba hanno fatto irruzione nello stabile occupato dal 2012 e hanno svuotato i locali. Dopo alcune ore di operazioni hanno messo in sicurezza tutti gli ingressi per evitare nuove occupazioni. Intanto il Comune si è preoccupato di trovare agli occupanti una sistemazione.

«Mi hanno svegliato alle 6:30. Stavo dormendo, ero con una mia amica e abbiamo sentito arrivare i poliziotti. Stavo guardando la casa per un mio amico che è andato in Francia a lavorare per un mese», ha raccontato una 21enne. Lei non avrà una casa, forse starà da un amico. Anche perché lo sgombero non ha creato tensioni in città e non ci sono state rivendicazioni. «Aspettavo questo momento da 6 anni e 8 mesi, è la casa in cui sono nato e a cui sono affezionato», ha spiega il proprietario. Ha seguito passo passo ogni azione, aiutando a gestire la parte logistica dello svuotamento e della demolizione dei servizi. «Volevo riqualificare l’intera palazzina, avevo già i certificati ma negli anni sono scaduti. Ora devo aspettare di rifare tutto l’iter scaduto, ma ho già promosso azioni nei confronti degli enti interessati».

CRISTINA PALAZZO

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