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«Golia non è un gigante ma un 40enne senza senso»

Libri/Rizzi

INTERVISTA Dopo “Berto il cialtrone”, Renato Rizzi,  oncologo, farmacologo e psicologo, torna  con “Think Tank” (Robin&sons, 288 pagine, 16 euro), un romanzo scritto in forma di io narrante, giocato sui toni del grottesco, in cui il protagonista è un 40enne che vive immerso in una perdita di affetti, di empatia, di equilibrio: in una parola sola, di senso.

Cominciamo dal titolo. Perché “Think Tank”?
«Perché il protagonista non sa cosa vuol fare nella vita. Ci pensa e ci ripensa e alla fine decide di inventarsi una fabbrica del pensiero, Think Tank appunto. Personaggi così esistono: sono i veri opinionisti, ma il protagonista del libro le opinioni le rubacchia. Banalizza tutto, non ha una sua personalità o competenze: se le crea usando gli altri, amici compresi».

La scelta dei nomi è singolare, proprio come in “Berto”: il protagonista si chiama Golia Froidoni, lo psicologo Scazzi, addirittura la società che fondano si chiama Pota. Perché?
«È una scelta. Alcuni derivano da etimologie bibliche: dovrebbero essere tutti buoni o, almeno, buonisti e invece sono  carogne. Golia Froidoni  non è un gigante, ma una nullità: non ha niente da fare se non quello che la madre vuole; suo padre, Zaccaria, non è uno che ricorda il Signore ma un anaffettivo; il fratello Isaia non salva tutti ma ha  bullizzato Golia da piccolo».

La figura della madre è fondamentale. Golia la chiama spesso “la genitrice”.
«È la nipote di un vescovo dedita alla bontà. In realtà è piccola, brutta, cattiva, piena di tic e molto intrusiva: giudica sempre suo figlio e per sentirsi a posto gli dà soldi. Poi, facendo parte di un gruppo di psicologi, decide di mandarlo dal dottor Scazzi. E da lì cambia tutto perché Golia si vede nello specchio - quello junghiano - e comincia a criticarsi alimentando l’odio che prova verso tutta la sua famiglia».

Come in “Berto” anche qui tre finali...
«Il primo è quello più logico: dopo la morte della sua famiglia, Golia impazzisce; il secondo è più mistico e lo vede ritirarsi con la sorella, suora di clausura; il terzo è quello più trasgressivo: diventa una donna, l’amante di un francese che fa tatuaggi corporei e, con una sua linea di abiti crossdresser, diventa ricco e famoso».

Ma lei scrive solo di uomini? 
«La prossima sfida con me stesso sarà diventare donna».

PATRIZIA PERTUSO

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