Spettacoli

«Vi presento le Macchine con cui “cucinare” il Teatro»

Milano/Teatro Incosciente

MILANO In principio erano cucchiai di legno, mollette per appendere il bucato, pinze per ricaricare le batterie delle automobili, viti e bulloni. Poi sono diventate “Macchine per il Teatro Incosciente”. Che detto così, sembra difficilissimo da comprendere. Ad inventarsele è  “La Voce delle Cose”, alias Paola Serafini e Luì Angelini (www.lavocedellecose.it) che da anni porta in giro, in Italia e all’estero, questo nuovo modo di fare Teatro. Da domani al 9 giugno sarà, per il NoLo Fringe Festival, all’Hug Milano in via Venini 83.

Signor Angelini, “Macchine per il Teatro incosciente” che significa? Si fa Teatro all’insaputa?
«Si può fare Teatro all’insaputa usando particolari ingredienti, ma senza sapere che piatto ne verrà fuori».

Cominciamo dagli ingredienti, allora.
«Si tratta di oggetti qualsiasi: la penna che si ha in mano, una vite con il suo dado, un mestolo e un passaverdura, per esempio. A questo primo gruppo di ingredienti si aggiunge una storia che si ha nella testa».

Le  storie che si  raccontano sono molto note e attingono un po’ ovunque: dall’Orlando Furioso a Shakespeare passando per Cappuccetto Rosso...
«Sono storie che appartengono alla memoria collettiva. La Macchina è l’equivalente del fornello in cucina: applica l’energia di una serie di regole teatrali che cambiano la composizione degli ingredienti in modo che quegli oggetti diventino personaggi di una storia».

Quali saranno le storie che porterete al NoLo Fringe Festival?
«Se le rivelo, la maionese si smonta! Il piacere del gioco è quello di scoprire al momento ciò che non ci si aspetta».

Giusto: Teatro all’insaputa. Come funziona?
«Ci sono due persone del pubblico che si dividono  il ruolo del Manovratore e quello dello Spettatore».

Fin qui è semplice. Poi?
«Il Manovratore, dietro la Macchina, ha una serie di oggetti che deve muovere sul piano orizzontale della Macchina stessa seguendo le istruzioni che gli vengono date in cuffia. Si tratta di indicazioni tecniche precise, senza nessun accenno alla storia: farà dei gesti, muoverà degli oggetti, senza conoscerne il motivo. Di fronte  alla Macchina c’è lo Spettatore, anche lui dotato di cuffia: ascolterà la Storia e vedrà i gesti del Manovratore che la illustreranno. Così la maionese monta perché i due significati convergono nell’evento teatrale».

La maionese monta ma queste Macchine smontano il teatro...
«Sono l’anatomia del Teatro: riducono la drammaturgia in semplici elementi distinti e distinguibili».

Quali?
«Nell’audio che ascolta lo Spettatore c’è la parte letteraria del testo; in quello del Manovratore le note di regia; nell’orologio che regola la sintonia tra questi due aspetti c’è il lavoro del regista sul ritmo teatrale. Infine, nell’esecuzione che ogni signolo giocatore compie, a seconda dell’interpretazione che lui stesso dà a ciò che ascolta, c’è l’individualità dell’attore nel “qui e ora”».

Le sue Macchine parlano ben nove lingue. Sono anche multiculturali?
«Sono state quasi ovunque in Europa, hanno trascorso molto tempo in Brasile e attualmente ce n’è una serie fissa a Philadelphia. Le Macchine sono animali senza confini: grazie alla loro connotazione metateatrale parlano a tutti. Proprio per questo cerchiamo di essere pop. Ci può essere una riflessione complessa dietro, ma ciò che deve venir fuori è qualcosa di molto leggero: un gioco che coinvolga tanto il docente universitario quanto la guardia giurata o il bambino piccolo. Ciascuno può leggere nelle storie ciò che vuole».

Un Teatro self service?
«Questa definizione è nata insieme a “Teatro incosciente”: descrive l’aspetto di un Teatro “fai da te” e “fai a te”».

Da domani a domenica le Macchine saranno al NoLo Fringe Festival: cinque postazioni, e quindi, cinque storie diverse al giorno che cambieranno nei giorni seguenti. Ci dia almeno una piccola indicazione di una storia che racconteranno...
«Non posso svelare nulla altrimenti il Teatro incosciente diventa cosciente...».

Facciamo così. Avvisiamo i lettori che da questo punto in poi si spoilera. Ma ci dia almeno un indizio...
«Posso solo dire che quest’anno ricorrono i 50 anni dal primo sbarco sulla Luna, che sono 500 e rotti anni dallo sbarco di Cristoforo Colombo in America e che 20 anni fa nascevano le Macchine».

PATRIZIA PERTUSO

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