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“Quella gran paura di essere squartati...”

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ROMA Siamo nel 1566: una piccola cittadina ungherese  si sveglia una mattina circondata da 100 mila soldati dell’esercito di Solimano il Magnifico. L’unico destino è la morte. Un vecchio decide allora di ritirarsi nei bagni turchi deserti e in quel silenzio irreale,  per caso, incontra un ragazzo che gli racconta una storia. È questa la trama del romanzo “Calma e quieta è la notte. La leggenda dei bagni di Szigetvar”, opera prima di Vittorio De Martino, storico dell’arte nato a Roma nel 1959.

Perché ha scritto questa storia?
«In realtà l’ho scritta 20 anni fa e poi me ne sono dimenticato. Una libreria crollata me lo ha fatto ritrovare e da lì la decisione di pubblicarlo. Devo ammettere che a quell’epoca per me finiva la giovinezza, forse un po’ in ritardo rispetto alla maggior parte delle persone. Comunque fu allora che cominciai a realizzare, proprio come gli abitanti della cittadina ungherese, che la fuori nel mondo, avrei potuto essere squartato».

Qual è secondo lei oggi il rapporto tra i giovani e la storia?
«Direi che è inesistente. I giovani hanno fiducia solo nella tecnologia, che consente loro di controllare il presente. Ma del passato non sanno niente».

Oggi è più ottimista o pessimista?
«Da giovane mi lasciavo andare al pessimismo. Oggi non me lo posso permettere. La vita è una straordinaria opportunità, anche per chi non crede nell’esistenza di un aldilà».

Tra vent’annni scriverà il prossimo libro?
«Confido nel crollo di un’altra libreria».

 

VALERIA BOBBI

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