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La Capitale invasa dalle specie aliene

Roma

ROMA La loro presenza da anni non stupisce più nessuno: pappagallini verdi che svolazzano a Villa Borghese o nel parco della Caffarella, o le nutrie ormai stanziali sulle sponde del Tevere. Il fenomeno delle specie animali esotiche che si sono innestate a Roma e in Italia ha delle conseguenze molto più gravi di quanto si possa pensare.

Lo sanno bene gli zoologi del bioparco di Roma, dove ieri si è svolo l’incontro “Alieni a Roma”.  Attualmente in Italia sono presenti più di 3mila specie aliene, introdotte spesso volontariamente, di cui oltre il 15% invasive.

Nella Capitale più di mille coppie di parrocchetto dal collare di origine asiatica, e altrettante di parrocchetto monaco, di origine sudamericana, si contendono i quartieri Parioli il primo, San Giovanni e Appio il secondo.  Il punteruolo rosso dell’Estremo Oriente ha falcidiato le palme della Capitale; resistono coraggiosamente quelle di piazza di Spagna. «Le sponde del Tevere sono il rifugio di famiglie di nutrie,  che devastano la flora fluviale. I parrocchetti cacciano dal nido picchi e storni, cince e torcicolli. Fra le testuggini d’acqua americane si nasconde anche qualche temibile testuggine azzannatrice, un mostro dalle mandibole a becco. L’elenco delle specie aliene invasive è ancora lungo, e gli effetti negativi che questi animali hanno sull’ecosistema urbano sono senza precedenti. Le famiglie in visita al Bioparco saranno coinvolte per segnalare la presenza degli alieni nei quartieri romani», ha spiegato il presidente della Fondazione Bioparco di Roma, Francesco Petretti.

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