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Claudel: «Noi europei aggrappati al passato»

libri/Philippe Claudel

Su un’isoletta dell’immaginario Arcipelago del Cane, una mattina il mare deposita sulla spiaggia tre cadaveri. Non si sa chi siano né come siano finiti lì, ma per le autorità – il Sindaco, il Parroco, il Dottore e l’anziana maestra di scuola – devono sparire. Nessuno deve sapere del ritrovamento, pena l’arrivo dei giornalisti, la fine della quiete e il rischio di compromettere il turismo. Un romanzo magistrale “L’arcipelago del cane” (Ponte alle Grazie, p. 2016, euro 16) di Philippe Claudel, che ci interroga sul nostro presente lanciando un appello che non lascia indifferenti.

Da che esperienza personale è partito per questo libro?
«Dall’esperienza di un uomo che vive nel 2019 e che e pensa di trascrivere le proprie domande sulla vita. Nasce da cose che ho visto e ascoltato».

È un romanzo politico?
«Sì perché interroga la polis, la città, il modo in cui viviamo insieme o non tentiamo di vivere insieme. Il modo in cui vogliamo conservare ciò che abbiamo come fossimo all’interno di una fortezza».

Che cosa vuol proteggere chi fa sparire i cadaveri dei migranti dalla spiaggia?
«Ci sono uomini che vogliono che le cose restino come sono rifiutando l’idea che il mondo possa evolversi».

Qual è il rapporto  tra il profugo e noi che non viviamo questa condizione?
«La maggior parte dei nostri concittadini si pone in un’ottica di paura nei confronti dell’altro. Molti politici ci convincono che l’altro ci porterà via la nostra terra, la nostra religione. Io denuncio che questa è un’interpretazione manipolata, non è la verità».

Che errori sono stati fatti per arrivare a questo punto?
«L’errore più grande è che l’Italia e la Grecia sono state lasciate sole a gestire i fenomeni migratori. Questo ha provocato reazioni di rigetto, in Italia ma non solo. L’altro, l’immigrato è stato indicato come il colpevole di tutte le nostre magagne».

Il più grande pericolo oggi per lei cos’è? Il sovranismo?
«La stupidità. L’uomo sta diventando sempre più stupido e meno capace di pensare. E quando c’è questo mix il pericolo è grande perché si diventa più sensibili a discorsi di odio e paura».

ANTONELLA FIORI @aflowerinlife

 

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